Migliaia in corteo a Riva del Garda contro il WTO

Successo per la manifestazione di sabato 6 settembre che contestava l’incontro dei ministri degli esteri europei che si è tenuto a Riva del Garda per preparare una posizione comune da tenere al summit WTO di Cancun, in Messico, il 10 settembre.
Mentre i ministri, seppur non riuscendo a trovare nessun accordo sull’Iraq, si affrettano a schierarsi con il fantoccio americano Abu Mazen nello scontro interno all’ANP e inseriscono Hamas nella lista delle organizzazioni terroriste, si ritrova nelle strade il movimento antiglobalizzazione.
Si parla di 10-20mila partecipanti, con la presenza di tutte le componenti del movimento, inclusa la CGIL del Trentino con uno striscione in memoria di Sabattini recentemente scomparso.
Venerdì, insieme ai tentativi di violare la zona rossa e di bloccare l’accesso al vertice di diversi pulmini accreditati, erano arrivate le cariche della polizia e la militarizzazione dell’intera città, secondo un copione, seguito purtroppo senza molta fantasia da entrambe le parti, già visto a Genova.
Sabato è stata invece la giornata della manifestazione di massa, riuscitissima vista anche la collocazione geografica del controvertice, con lo slogan “Stop WTO! Per un’Europa sociale”.
Quale debba essere la fisionomia di questa Europa sociale, è argomento di dibattito all’interno del movimento. Le concezioni diverse al proposito sembra che condurranno ad una spaccatura del corteo del 4 ottobre in occasione dei lavori, a Roma, per la Costituzione europea: CGIL, CISL e UIL da una parte al corteo della Confederazione Europea dei Sindacati, mentre il resto del movimento costituirebbe una manifestazione separata su un’altra piattaforma più radicale.
Si tratta ad ogni modo di una parola d’ordine, quella dell’Europa sociale, che rischia di fare confusione, se non si spiega che ora come ora l’unica Europa che abbiamo davanti è un’Europa imperialista, maestra di privatizzazioni, che sta smantellando lo Stato sociale, che sfrutta e aggredisce i popoli del resto del mondo e che a tale scopo sta portando avanti un massiccio programma di riarmo. Non basta dunque una generica “Europa sociale” (cosa significa?), dunque, ma un’Europa socialista che la faccia finita con il dominio di banchieri e padroni. È certo un obiettivo ambizioso, ma senza indicarlo si può solo lasciare intendere che l’Unione Europea capitalista ci possa in qualche modo andare bene, purché sia fatto qualche correttivo – è evidente invece che questo blocco imperialista non è “riformabile” tanto facilmente.
Tornando al corteo, qualche momento di tensione è stato creato dai soliti incappucciati, in numero veramente modestissimo secondo tutte le fonti, che hanno attaccato lo spezzone dei Disobbedienti, e dai Disobbedienti stessi che, forse sentendo ultimamente carenza di attenzioni da parte della stampa e della televisione, hanno proseguito la loro discutibile campagna consistente nel tagliare i tubi delle pompe Esso, deplorati da gran parte del resto del movimento. Questa è anche un’altra occasione da parte nostra per chiedere l’abbandono definitivo di queste forme minoritarie e controproducenti di lotta, fintamente radicali nei metodi senza aggiungere nulla ai contenuti.

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