Né pogrom, né sgombero

La meschina iniziativa razzista dei fascisti di Forza Nuova contro i cosiddetti “rom della SNIA” (una comunità composta non solo da rom e in ogni caso in qualche modo “stanzializzata” e sganciatasi dallo stile di vita “zingaro”, che meriterebbe di essere studiata senza pregiudizi e semplificazioni) getta una cortina fumogena di confusione e strumentalizzazioni sopra una discussione che in città in molti cercavamo finalmente di riportare sui binari corretti.

Il manifesto dell’Osservatorio Antifascista che abbiamo contribuito a diffondere a S. Pietro cercava di riassumere alcuni semplici concetti:

  • Le istituzioni (dal comune al governo, dalla questura al Ministero dell’Interno) non hanno fatto niente per disinnescare questa situazione esplosiva, al contrario è evidente l’intenzione di utilizzarla come leva per convincere la popolazione di Pavia Est ad accettare i progetti urbanisticamente e viabilisticamente devastanti che qualcuno (al servizio degli speculatori edilizi e della grande distribuzione) ha in mente per l’area ex SNIA.
  • La destra “per bene” insieme ai fascisti (la Casa delle Libertà ad una settimana di distanza da Forza Nuova ha organizzato un’iniziativa dal carattere simile nel centro della città) sfruttano la situazione per alimentare “risposte che non sono risposte” ai problemi di convivenza tra gli italiani e gli stranieri insediatisi abusivamente nei capannoni della ex fabbrica.
  • Per questo problema (che per noi è certo anche quello di chi subisce piccoli furti, ma è soprattutto il problema di famiglie poverissime costrette a vivere in condizioni subumane, con bambini che crescono circondati dai topi, rischi costanti di incendio e di crolli, mancanza di acqua ecc., situazione a cui si aggiunge l’incubo della repressione poliziesca e ora anche fascista), l’unica reale soluzione è uno sforzo di integrazione e di accoglienza, che non deve ricadere sulla “buona volontà” dei cittadini o del volontariato, ma dev’essere una precisa responsabilità dello Stato in tutte le sue articolazioni (capoluogo, comuni limitrofi, provincia, regione, ma anche la politica nazionale che porta in ultima istanza le colpe maggiori). Questo per noi significa: casa, lavoro, istruzione per tutti, spostando risorse vero le politiche sociali e sottraendole dal sostegno alla rendita fondiaria, dal foraggiamento delle numerose clientele che vivono all’ombra di palazzo Mezzabarba ecc. La proposta del cosiddetto “patto di legalità”, che sul piano locale (anche visto chi se ne è fatto promotore, ossia il gruppo Campari-Giovannetti, il PdCI, Rifondazione, Veltri ecc.) ha avuto un contenuto di critica forte all’operato della giunta Capitelli, nonostante diverse sbavature legalitarie e securitarie che non ci piacciono e che non ci sono sfuggite, ha almeno il pregio di porre la questione su questo terreno: come possiamo risolvere il problema della ex SNIA se non facendo diventare queste persone dei nostri concittadini a tutti gli effetti? Non a caso, i sostegni agli stranieri poveri previsti da questo patto (che per ora si sono materializzati ben poco e sono stati ridotti dalla giunta ad una beffa) sono diventati il bersaglio numero uno della propaganda becera dei neofascisti, di AN e della Lega, che in realtà non vogliono risolvere il problema, che è per loro una preziosa occasione per fare demagogia.

La posizione del sindaco Capitelli su questo tema è indifendibile. Da un lato, i Servizi Sociali, diretti dall’assessore Brendolise (della Margherita), darebbero al patto di legalità la seguente applicazione: al massimo una ventina di famiglie (probabilmente molte meno) verranno spostate dall’area SNIA in appartamenti forniti dall’assessorato, verrà trovato loro un lavoro gratuito ma saranno sovvenzionate con 300 euro al mese (questo tra l’altro è un regalo alle imprese per cui lavoreranno più che non a loro). Per tutti gli altri (cioè la grande maggioranza), Piera Capitelli “si augura” che in seguito allo sgombero e alla distruzione dei capannoni (tra l’altro, uno scempio perché si tratta di edifici con valore di archeologia industriale che andrebbero riqualificati e non rasi al suolo) “decidano” di andarsene da Pavia. Questa non è una soluzione, evidentemente, ma è una cacciata brutale di queste famiglie per permettere agli speculatori edilizi di fare affari sull’area della ex fabbrica, con una spolverata “umanitaria” per pulirsi la coscienza.

In buona sostanza in questo modo la giunta, che pure ha preso una posizione condivisibile sulla fiaccolata fascista (criticando implicitamente l’atteggiamento condiscendente della questura e dichiarando addirittura che Forza Nuova dovrebbe essere “messa al bando”), sta soddisfando proprio le richieste del Ku Klux Klan nostrano, che chiedeva lo sgombero e rifiutava interventi di carattere sociale a favore di queste famiglie. Un antifascismo che si limiti alle dichiarazioni di principio ma poi non tenti di prosciugare la sorgente del razzismo, è un antifascismo inconcludente ed anche un po’ ipocrita.

Sull’area SNIA si gioca una partita di politica urbanistica e sociale molto importante per la nostra città. La sinistra, quella vera, deve far sentire la propria voce ed entrare con tutti e due i piedi in questo scontro politico, per quanto difficile e controcorrente possa sembrare in questo momento l’avanzare una posizione antirazzista e contraria agli interessi della rendita fondiaria:

  • Integrazione e accoglienza per i poveri della SNIA.
  • Riqualificazione e recupero sociale di quell’area sottraendola alle mire dei padroni del mattone.

2 Responses to “Né pogrom, né sgombero”

  1. Commento cancellato perché provocatorio.

  2. complimenti compagni! da una parte il capitale che vuole speculare sulla povertà delle famiglie rumene, dall’altro la feccia fascista… avete dato la risposta migliore, resisteremo un minuto in più del nemico!

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