Negazionismo berlusconide

Cari compagne e compagni,

quale antidoto alla barbarie negazionista del piccolo duce (Napoleone il Nano per gli amici) vi allego l’articolo seguente di Tonino Bucci, che ricorda le terribili azioni fasciste, fatti storici che nessuno puo’ cancellare.
A quanto detto da vari storici seri, oltre che dalla normale coscienza antifascista, volevo aggiungere questo punto: il nazismo è sostanzialmene UNA VARIANTE di fascismo, Mussolini è stato il maestro di Hitler.

Non dimentichiamo che il primo fascismo giunto al potere nel mondo è stato quello italiano: Hitler (poi Franco) ha seguito la strada tracciata da Mussolini.

Certamente l’allievo Hitler si è mostrato molto più feroce del maestro Mussolini, ha in qualche modo superato il maestro applicando letteralmente e scientificamente, spingendo alle estreme conseguenze, quello che Mussolini predicava.

Non a caso quando Mussolini cade e viene rinchiuso “nella prigione più alta del mondo” (in cima al Gran Sasso) è Hitler in persona che va a liberarlo, estremo gesto di fedeltà e lealtà al suo maestro ormai caduto in disgrazia e fantoccio nelle sue mani.

Il nazismo è ideologicamente razzismo allo stato puro, ma l’odio che porta(va)no i fascisti e gli agrari nei confronti dei socialisti e dei comunisti (e di certi cattolici scomodi) non è forse anch’esso una forma di razzismo, solo non così ideologicamente cristallino come quello nazista?

Quindi le responsabilità di Mussolini sono ben maggiori di quanto direttamente e vergognosamente ha compiuto in Italia, inoltre la leggenda di un Mussolini smarcato da Hitler è appunto soltanto una leggenda (nostante gli sforzi mistificatori dei vari De Felice) così come Togliatti ricordava che il Patto d’acciaio tra Hitler e Mussolini era anche il patto tra i Krupp e gli industriali italiani (che in nome dell’anticomunismo e dell’antisocialismo sostennero i vari fascismi europei e con essi la distruzione del movimento operaio e democratico).

In effetti le ultime frasi di Berlusconi non sono neanche più revisionismo storico, ma vero e proprio NEGAZIONISMO “storico”, come giustamente sostiene Nicola Tranfaglia (storico serio):

Un giudizio come quello di Berlusconi sulla dittatura fascista si inquadra non nel revisionismo storico che mai sarebbe potuto scendere a questo livello ma nel puro e semplice negazionismo di tradizione neofascista ma anche nell’ignoranza crassa e colpevole di un personaggio che, in uno Stato di diritto, non avrebbe potuto neppure essere eletto in Parlamento e tanto meno avrebbe potuto guidare un governo in quanto titolare da tempo di concessioni governative televisive.

Non a caso ci sono i (post?)fascisti al potere…

Del resto anche i bambini sanno che gli alleati erano Roosvelt Churchill e Stalin, i nazifascisti Hitler e Mussolini…

Saluti comunisti antifascisti.

ninel

Le sentenze del duce

Leggi razziali, Tribunale speciale, colonialismo

«Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! Se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico e morale, ebbene a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l’ho creato con una propaganda che va dall’intervento ad oggi».

Con queste parole, a pochi mesi dal rapimento e uccisione del deputato socialista Giacomo Matteotti (giugno ’24) lo stesso Mussolini rivendicava alla propria persona la responsabilità dell’omicidio politico. Ma non è certo questo discorso pronunciato alla Camera dei Deputati il 3 gennaio 1925 l’unica e più evidente prova del terrorismo poliziesco instaurato dal regime fascista.

Quella che Berlusconi definisce «una dittatura benigna» è impregnata di violenza fin nelle fasi iniziali di conquista del potere, quando alla via legalitaria in Parlamento affianca la strategia dello squadrismo. Non solo. La violenza fascista è fin dalle origini violenza classista, serie sconfinata di aggressioni e omicidi nei confronti di lavoratori e di appartenenti a sindacati, leghe, cooperative, di attacchi e devastazioni alle sedi del partito socialista, dei giornali politici e delle camere del lavoro. Gli squadristi agiscono armati di manganelli e pistole. Torture, umiliazioni, bastonate, percosse e olio di ricino sono all’ordine del giorno – e non si tratta di bravate in costume folcloristico. Le sole vittime della violenza squadrista ammontano, secondo calcoli approssimativi, a cinquecento. Neanche dopo la conquista del potere, quando le squadracce dei ras – i capi locali – confluiranno in strutture ufficializzate, come la Milizia volontaria, cesseranno le aggressioni agli avversari politici e alle residue organizzazioni del movimento operaio.

Dopo il delitto Matteotti, il regime attua un ulteriore giro di vite con le leggi fascistissime del ’26 che di fatto instaurano la dittatura politica. Viene stabilita, all’occasione, la pena di morte anche per chi semplicemente progetti di attentare alla vita del re o del capo del governo. Alla persecuzione degli antifascisti, in Italia o esuli all’estero, si occupa l’Ovra (organizzazione per la vigilanza e la repressione dell’antifascismo) che, nella lista delle sue azioni, include l’eliminazione dei fratelli Carlo e Nello Rosselli nelle vicinanze di Parigi, il 9 giugno ’37. Dei reati commessi contro lo Stato si occupa invece il Tribunale speciale che emetterà 4596 condanne, tra le quali 42 a morte. Cade sotto le maglie della repressione gran parte del gruppo dirigente del partito comunista, unico a mantenere una struttura clandestina in Italia. Di patimenti in carcere si spegnerà, a poco a poco, Antonio Gramsci, per le durezze della detenzione e per l’aggravarsi delle condizioni di salute. Un vero e proprio omicidio preordinato dallo stesso Mussolini fin dalla celebre frase «Dobbiamo impedire a questo cervello di pensare».

Ma se la violenza è il tratto caratteristico del regime poliziesco interno, non meno dura è l’esperienza coloniale del fascismo in Africa, che toccherà punte di atrocità con l’uso dei gas in Etiopia. Il delirio da impero inizia nel ’29, quando in Libia viene occupata la regione del Fezzan, mentre Badoglio si dedica alle deportazioni in Cirenaica, facendo recludere nei campi di prigionia qualcosa come 80 mila persone. Negli anni immediatamente successivi la repressione, congiunta alle epidemie di tifo petecchiale nei campi mietono tra i 40 e i 60 mila abitanti del Gebel, un terzo dell’intera popolazione della Cirenaica. Il capo della guerriglia locale, Omar el Muktar, viene impiccato di fronte a ventimila deportati.

Altrettanto, se non più, brutale è la repressione della resistenza in Etiopia che continua anche dopo la conquista militare. Ancora nel mese di maggio del ’36 le truppe italiane di Badoglio sono praticamente assediate ad Adis Abeba, minacciati da continui attacchi di ribelli nei dintorni. Quasi due terzi del paese sono ancora sotto il controllo di capi e funzionari del negus. Mussolini chiede l’eliminazione dei capi della rivolta: Kidanè Miriam, uno dei dirigenti catturati da Badoglio, non sarà neppure processato. Scomparirà, pare gettato da un aereo in volo. Alla fine di maggio Badoglio lascia il comando, rimpiazzato dal maresciallo Rodolfo Graziani. Mussolini calca definitivamente la mano e, testualmente, ordina in un telegramma del 5 giugno: «tutti i ribelli fatti prigionieri devono essere passati per le armi». Tre giorni dopo: «Per finirla con i ribelli…impieghi i gas». E, a scanso di equivoci, ribadirà a Graziani: «Autorizzo ancora una volta V. E. a iniziare e condurre sistematicamente la politica del terrore e dello sterminio contro i ribelli e le popolazioni complici». Ma la lista dei condannati a morte da Mussolini non si ferma qui. Vanno ricordati i primi bombardamenti sulla popolazione civile in Spagna compiuti dagli aerei italiani – i soldati forniti da Mussolini a Franco sono 50mila, molti di più dei 16mila di Hitler, le fucilazioni di partigiani sovietici e di jugoslavi, le leggi razziali e le deportazioni degli ebrei, i caduti della guerra e le vittime dei bombardamenti.

Tonino Bucci

One Response to “Negazionismo berlusconide”

  1. Non sarà la “grande maggioranza degli italiani”, come dicono i clericofascisti di FN; ma certo le esternazioni di Napoleone il Nano corrispondono al paradigma anticomunista, che “giustifica” lo stesso nazi-fascismo come reazione all’aspirazione dei lavoratori europei a “fare come la Russia” (Nolte), e, anche con la pseudoteoria dei “totalitarismi”, identifica il “male assoluto” nella dittatura proletaria, nello Stato Operaio (URSS ecc.), nella lotta di classe rivoluzionaria, della quale, secondo Lenin, le “vere” riforme stesse sono un sottoprodotto. Per cui, l’anticomunismo (anche nella forma di “libera democrazia” imperialistica) si configura come reazione, soppressione degli spazi e dell’influenza del movimento operaio, aprendo la strada alle contro-riforme, al bonapartismo e perfino al fascismo; che è l’esperienza storica del primo e del secondo dopoguerra anche nel nostro Paese.

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