Neonazisti pavesi verso la condanna nel processo contro Vanetti

Seconda udienza del processo-bis per l’assalto al Barattolo del 28 marzo 2003 – Sentiti Vanetti e Hueller dei Giovani Comunisti di Pavia – Testimonianze incredibili: 3 poliziotti e 3 fascisti cercano di trasformare l’aggredito in aggressore – Il 10 febbraio 2005 la sentenza 

Giovedì 16 novembre 2004 si è svolta la seconda udienza della seconda parte del processo per i fatti avvenuti di fronte al Centro Sociale Barattolo di Pavia il 28 marzo 2003. Quella sera alcune decine di neonazisti avevano tentato (senza riuscirci) un violento assalto ad un’assemblea pubblica che si teneva al Barattolo, compiendo numerosi reati per cui 11 di loro sono già stati condannati a pene significative.
In particolare questo processo riguarda l’arrivo di un’autovettura, a bordo della quale viaggiavano il coordinatore provinciale dei Giovani Comunisti Mauro Vanetti e un’altra compagna, Martina Hueller, e il successivo attacco sferrato dai naziskin, con danneggiamenti gravi dell’auto, sfondamento dei finestrini posteriori e ferite alla ragazza. I pregiudicati Marco Rossella, Luca Oriani, Mauro Santagostino (Veneto Fronte Skinheads) e Luca Battista (Forza Nuova) sono stati imputati di violenza privata e danneggiamento aggravato.
Nel pomeriggio di giovedì sono proseguiti gli interrogatori dei testimoni interrotti il 4 novembre scorso, tra cui la stessa parte lesa Mauro Vanetti, che ha saputo spiegare i dettagli della vicenda, chiarendo l’esatta dinamica dell’aggressione all’auto. Alla domanda sulla ragione per cui si fosse recato sul posto ha risposto: “I miei amici, i miei compagni di partito e gli iscritti all’organizzazione di cui sono responsabile mi hanno chiamato perché erano in pericolo: era mio dovere recarmi sul posto e non avrei mai pensato di correre rischi finché fossi rimasto in macchina, vista anche la presenza della polizia che era stata avvertita prima ancora dell’inizio dell’assemblea; l’assurda violenza dei fascisti quella sera ha stupito anche me”.
Anche Hueller ha saputo chiarire, anche con un disegno dettagliato, come si sia svolto l’attacco a calci e pugni. Va registrato che a conferma della versione sostenuta dai giovani comunisti, il responsabile materiale del tentativo di estrazione della ragazza dal finestrino sfondato ha patteggiato a maggio una pesante condanna, rompendo contestualmente i rapporti col violento gruppo fascista.
Gli imputati sono stati riconosciuti ed è stato esposto al giudice il ruolo avuto da ciascuno nell’episodio criminoso.
Esauriti i testimoni chiamati dal Pubblico Ministero, si è proceduto all’esame dei testimoni proposti dalla difesa (coordinata dal dirigente veronese del partito neofascista Forza Nuova avv. Bussinello). I primi tre hanno scandalizzato gli antifascisti presenti in aula come pubblico: si tratta di tre agenti di polizia, presenti quella sera, che, contraddicendo completamente quanto da loro stessi sottoscritto il giorno successivo nei rapporti di polizia, hanno cercato di ribaltare la posizione di Vanetti, accusandolo di aver tentato di investire i fascisti e la stessa polizia. Uno di loro, alla domanda della PM su come mai il rapporto di servizio steso il giorno successivo ai fatti non facesse menzione di alcun comportamento criminoso tenuto da Vanetti, imbarazzato ha replicato letteralmente: “Non so cosa risponderle”; eppure la sua firma era tra quelle in calce a quel rapporto!!
Chi sono questi tre poliziotti, notati diverse volte a confabulare col gruppo del Veneto Fronte Skinheads? Perché hanno cambiato versione? Appartengono forse ad un sindacato di polizia di destra, come sostengono alcune voci di corridoio? Come ha fatto la difesa a sapere che erano disponibili a rendere una testimonianza “addomesticata”? Perché da parte di un’amica degli imputati alla fine della loro deposizione si sono sentite chiaramente queste parole: “Ora vado a stringergli la mano, sono veri camerati!”? Esiste forse un “canale preferenziale” per i fascisti tra alcuni elementi delle forze dell’ordine? Queste domande, per ora, restano senza risposta, ma gli antifascisti di Pavia non lasceranno certo passare inosservato questo vergognoso tentativo di depistaggio.
Va tuttavia segnalato che tutte queste discutibili testimonianze sono state affossate da una marea di contraddizioni e non appaiono in grado di compromettere il buon esito della vicenda processuale.
La giornata in tribunale si è conclusa con alcuni momenti quasi comici. Come testimoni, la difesa ha chiamato anche tre naziskin: i pregiudicati Omar Tonani (ex membro dei Volontari Verdi della Lega Nord), Paolo Zivoli e Luigi Scuro. Come orsi ammaestrati, i tre estremisti di destra hanno ripetuto la stessa recita: sfidando il ridicolo e tutte le prove attendibili al riguardo, hanno sostenuto di essersi (tutti e tre!) “tuffati” sul marciapiede per schivare l’auto di Vanetti lanciata a gran velocità contro di loro! successivamente (tutti e tre!) non sono riusciti a vedere nulla dell’assalto all’auto perché intenti a riprendersi dallo shock e a rialzarsi dopo la performance acrobatica. Naturalmente nemmeno uno straccio di prova è stato portato a favore di questa inedita versione degli eventi. Da parte degli antifascisti era palpabile una certa soddisfazione per il plateale autogol realizzato dagli imputati con questa patetica sceneggiata.
La vicenda giudiziaria si concluderà il 10 febbraio, quando, a partire dalle ore 14, verranno sentiti i 4 imputati, seguiti dalle arringhe degli avvocati e dalle richieste della PM, prima della sentenza che non potrà che essere di condanna.

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