Nessun berlusconiano alla presidenza del Comitato Unitario Antifascista!

La voglia di inciucio della sinistra riformista non cessa mai di stupire. L’ultimo esempio l’abbiamo avuto il 19 giugno scorso, all’assemblea dei soci del Comitato Unitario Antifascista. In questa assemblea, i dirigenti della CGIL, dei DS e di Sinistra Giovanile hanno proposto come presidente dell’assemblea dei soci del Comitato… un berlusconiano! Si tratta di Silvio Beretta, presidente della Provincia di Pavia, a capo di una giunta di centrodestra.
Naturalmente Rifondazione Comunista, i Giovani Comunisti e i CoRSARi si sono opposti a questa idea scellerata.
Questo comitato, che tradizionalmente raccoglieva forze sindacali, partiti dell'”arco costituzionale”, amministratori antifascisti, è stato sloggiato dalla sua sede precedente, il palazzo della Provincia, dal primo presidente leghista della Provincia di Pavia: esito inevitabile delle mutate condizioni politiche in Italia a partire dagli anni Novanta, con il disfacimento del “dogma” antifascista-costituzionale e l’avvento al potere sia localmente, sia oggi su scala nazionale, di forze che oscillano dal fascismo vero e proprio ad un forte revisionismo storico.
Silvio Beretta è il presidente della Provincia, di Forza Italia. Indubbiamente è un personaggio molto ambiguo, che si tiene aperte molte porte; in questo senso va interpretata la sua ipocrita adesione al Comitato Unitario Antifascista. Da qui a dargli un ruolo di direzione del Comitato, ne passa! Forse alcuni dirigenti diessini sono ancora rimasti a qualche anno fa, quando proprio a Silvio Beretta alcuni lungimiranti compagni del PDS proposero di candidarsi… per il centrosinistra!!
Per noi il revisionismo del governo è anche più pericoloso del fascismo esplicito dei nostri amichetti naziskin. Un Comitato Unitario Antifascista che ripartisse da queste premesse, sarebbe destinato ad un ruolo di mera rappresentanza istituzionale: un po’ di retorica alle celebrazioni del 25 Aprile, e tanto basta. Forse qualcuno ha in mente di lasciare al Comitato il ruolo politico, delegando all’Osservatorio Antifascista il “lavoro sporco” della mobilitazione??
Se il Comitato deve essere un fronte di mobilitazione larga, come noi crediamo, non ci deve essere spazio al suo interno per Forza Italia, Alleanza Nazionale e la Lega Nord. I suoi organismi dirigenti devono essere eletti il più liberamente possibile, senza statuti-capestro che assegnano in partenza la maggioranza dei posti a sindaci, presidenti provinciali ecc.
Riportiamo in seguito un articolo de La Provincia Pavese che fa un buon resoconto dell’assemblea del 19. Ma i militanti diessini e della CGIL cosa ne pensano di queste manovre dei loro dirigenti?

Il nuovo statuto proposto da Montagna (Ds)
«Beretta alla presidenza del Comitato Antifascista» E a sinistra scoppia la lite

PAVIA. È lite al Comitato Unitario Antifascista. L’assemblea dei soci, giovedì scorso alla Camera del Lavoro, doveva concludersi con l’approvazione del nuovo statuto, ma è stata fumata nera. Pomo della discordia è la proposta di nominare presidente dell’assemblea Silvio Beretta, leader della giunta di centrodestra che governa la Provincia.
Ad avanzare la proposta sono il presidente Tullio Montagna (ex-senatore DS), buona parte del Comitato uscente, il segretario della CGIL Mario Santini, il segretario della Sinistra Giovanile DS Davide Ottini ed altri esponenti della sinistra e della Margherita.
Ma una vasta area del Comitato Unitario Antifascista è contraria. Il no è stato pronunciato, ad esempio, dal segretario provinciale di Rifondazione Comunista Giuseppe Abbà, dall’ex-senatore Giorgio Piovano, dal Paviasocialforum e dal Centro sociale Barattolo. La lite sul Comitato Unitario Antifascista diventa, quindi, l’ennesimo episodio del conflitto a sinistra.
Spiega Ottini: «Il Comitato è entrato in una nuova fase. Deve saper guardare al passato per prendere slancio verso il futuro. Deve radicarsi maggiormente nella società civile, aprirsi all’associazionismo volontario, ai giovani, conservando quel ruolo di interlocutore delle istituzioni che l’ha sempre contraddistinto e che lo rende un baluardo forte e credibile. Questa è la filosofia del nuovo statuto proposto: il Comitato Unitario Antifascista diventa un’associazione con un esecutivo che attua la linea decisa dall’assemblea dei soci. Ed è giusto che a presiedere l’assemblea sia chiamato il massimo rappresentante istituzionale provinciale, appunto il presidente della Provincia. Pavia ha la possibilità di fare da battistrada a livello nazionale. Al Comitato, che ha un ruolo istituzionale, si affianca l’Osservatorio Antifascista, nato con compiti di natura politica più pronunciata. Sono fiducioso che la ragione prevarrà e la novità sarà accolta».
Controbatte Abbà: «Questa faccenda della presidenza degli antifascisti offerta a un berlusconiano non sta nè in cielo nè in terra. Il nostro non è un giudizio su una persona ma sul ruolo politico da lui esercitato. Silvio Beretta guida una giunta che associa i berlusconiani assalitori della Costituzione, gli ex-missini di Alleanza Nazionale e i leghisti delle cannonate contro gli immigrati. Che cosa abbiamo da spartire con loro? Il nuovo statuto è un controsenso. Noi speriamo che per fare l’unità con Berlusconi non si pregiudichi l’unità con le vere forze antifasciste. Siamo pertanto fiduciosi che la ragione prevarrà, nulla è deciso e siamo desiderosi di discutere e di giungere a una soluzione».
La stessa linea di Abbà è sostenuta dalle componenti della sinistra movimentista, che stringono i rapporti nell’ambito della Rete Antifascista, concepita da molti come una sorta di Comitato Unitario alternativo nel caso che andasse in porto la svolta giudicata «revisionista».
L’assemblea di giovedì ha visto una notevole partecipazione. Il “caso Beretta” è rinviato alla prossima seduta.

Sisto Capra

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