NO alla svolta autoritaria di Berlusconi!

I Giovani Comunisti di Pavia aderiscono alla manifestazione indetta dal Comitato Unitario Antifascista per oggi, 19 febbraio, alle ore 18 in Piazza Vittoria per protestare contro gli ultimi provvedimenti del Governo che prefigurano una vera e propria svolta autoritaria. Come sempre, porteremo in piazza le nostre idee, con il volantino di cui sotto riportiamo il testo.

Sulla vicenda di Eluana Englaro si è giocata una partita molto importante. Berlusconi ha strumentalizzato il caso e lo scontro con Napolitano per cercare di imprimere una svolta autoritaria in questo Paese, smantellando la Costituzione e concedendo sempre più poteri all’esecutivo.
Davanti alla crisi, il tentativo del governo è quello di uscirne svoltando a destra.
Anche dopo la morte di Eluana il governo ha deciso di procedere comunque all’approvazione del disegno di legge.
Berlusconi si allea con le forze più retrive di questa società per cercare di far ripiombare la società italiana nel Medio Evo. Chiesa e padroni si trovano dalla stessa parte della barricata: vogliono avere il potere di decidere del nostro destino, dalla nascita alla morte. Vaticano, destra e Confindustria ci impongono la loro idea di istruzione, programmano lo sfruttamento di tutti i giorni nei luoghi di lavoro, e vogliono determinare anche come e quando morire.

Sul campo dei diritti civili il governo vuole imporre a tutti i costi una norma autoritaria che impedisca di decidere liberamente sulla propria vita e sull’intoccabilità del proprio corpo. Il consenso informato, prima, e il testamento biologico, poi, non dovrebbero essere altro che lo svolgimento di questo principio fondamentale, del diritto di ciascuno a governare liberamente il proprio corpo e a vivere dignitosamente secondo la propria misura di dignità, e non secondo quella che il potere e la chiesa ci vogliono imporre. Alla faccia del suo dirsi “liberale”, Berlusconi vuole imporre al Paese una legge che limiterebbe gravemente la libertà di ciascuno di noi. L’unica libertà che concepisce, infatti, è quella dell’impresa.
Sul fronte dei diritti nel mondo del lavoro, con la controriforma del contratto nazionale ci vogliono far ripiombare agli anni cinquanta, mirano a isolare e distruggere la Cgil e il movimento sindacale di base, cancellare il diritto di sciopero e ridurre pesantemente il salario. Non si esita a picchiare gli operai che difendono il posto di lavoro, come qualche giorno fa a Pomigliano d’Arco.
Sulla questione “sicurezza”, il parlamento ha appena approvato un decreto che peggiora di molto la legge Bossi-Fini, indicando gli immigrati come capro espiatorio di tutti i mali della società. Il provvedimento permette ai medici di violare il giuramento d’Ippocrate: potranno denunciare gli immigrati clandestini. Per il padronato questi ultimi sono solo buoni per essere sfruttati nelle campagne e nei cantieri della penisola.
Sulla legge elettorale, approva con la partecipazione attiva del Partito Democratico, lo sbarramento elettorale al 4% alle europee, cercando di tappare la bocca alla sinistra.
Tutti questi attacchi non sono isolati, fanno parte di un unico progetto reazionario. È unificando le forze e le proteste in atto che i giovani e i lavoratori potranno sconfiggerlo.

In questo scontro, potremo contare solo sulle nostre forze. Non possiamo certo credere che il Partito Democratico possa guidare in maniera efficace la lotta contro questo governo. Oggi dicono che Berlusconi è un pericolo per la democrazia, ma ieri hanno votato la “porcata” sulla legge elettorale, l’altro ieri si sono astenuti sul federalismo e la settimana prima dicevano che il contenuto dell’accordo separato sul contratto nazionale poteva andare. E un domani diversi senatori del PD, i famigerati “teodem” voteranno a favore della legge contro il testamento biologico.

Oggi la difesa dei diritti civili si deve legare a quella del salario, la lotta contro il razzismo alla salvaguardia di ogni posto di lavoro. Dalla crisi si deve e si può uscire a sinistra.
Le possibilità ci sono tutte, in questi ultimi giorni a decine di migliaia ci siamo mobilitati e abbiamo espresso forte e chiaro il nostro rifiuto ai disegni autoritari. La mobilitazione deve continuare e le vertenze si devono unificare.
Da più parti si invoca l’intervento di Napolitano o della magistratura per fermare il disegno berlusconiano. Pensiamo che questa battaglia non si vincerà a colpi di sentenze dei magistrati o di intervento dal Colle, ma sulla base della lotta di massa, sovvertendo i rapporti di forza, oggi sfavorevoli, esistenti nel paese.
Tutte le grandi conquiste democratiche, dal diritto di voto al divorzio fino all’aborto, non sono cadute dal cielo ma sono state strappate all’interno di una lotta più generale che, nel dopoguerra come negli anni settanta, metteva in discussione questo sistema.

Oggi come allora, questo è il compito delle forze di sinistra ed in primo luogo del Partito della Rifondazione Comunista.

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