No alle primarie: una truffa ed un’americanata

Incredibile, ma vero.
In un Paese economicamente e socialmente allo sbando, dove le fabbriche vengono chiuse a grappoli, dove i giornali spiegano ai lavoratori precari che la maggior parte di loro dovrà adattarsi a campare con quattro soldi e cambiando un lavoro all’anno per tutta la vita, dove né la casa né la salute sono una sicurezza per la gran parte delle famiglie, dove si scopre che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre di più e sempre più poveri, in un Paese così, l’Italia del 2005, l’opposizione di centrosinistra lancia la folgorante proposta delle “primarie”, che si dovrebbero tenere l’8 e il 9 ottobre.

Ancora più incredibile e purtroppo ancora più vero, la dirigenza nazionale del Partito della Rifondazione Comunista si spella le mani per applaudire questa geniale idea.
Queste primarie sono una specie di elezione molto particolare. Il vincitore infatti è già stabilito e nessuno dei candidati desidera vincere tranne quello che già è deciso che vinca. Sono come certe gare di appalto truccate, ma in questo caso il trucco è palese ed annunciato. Abbiamo delle fonti sicure infatti che ci garantiscono che il nome del vincitore sarà Romano Prodi.
Fausto Bertinotti, per esempio, non si candida mica per vincere: si candida per perdere. L’idea ha un fondo di genialità: candidarsi per essere sconfitti sicuramente permette di risparmiarsi amare delusioni.
A cosa serve la candidatura di Bertinotti? “Serve ad incoronare Prodi capo del centrosinistra”, ci spiegano i sagaci commentatori politici. Se ho ben capito, è come quando un impiegato molto servile gioca a tennis con il capoufficio e lo lascia vincere apposta per ingraziarselo, magari sperando in una promozione…
D’altronde ci immaginiamo cosa accadrebbe se per miracolo vincesse Bertinotti? naturalmente l’Unione si spaccherebbe immediatamente e la gran parte (tutti quanti tranne Rifondazione, e forse anche inclusa Rifondazione) ricandiderebbe comunque Prodi dicendo che le primarie non sono andate “come dovevano andare”.
“Ma” – ci viene spiegato – “le primarie servono a mostrare la forza della sinistra radicale e in questo modo a spostare a sinistra Prodi!”. Chi scrive non ha mai ritenuto che il democristiano Prodi, né soprattutto il coacervo di poteri forti che costui rappresenta, si potessero condizionare da sinistra. Tuttavia è ancora più assurda l’idea di poterlo condizionare… perdendo le primarie. Alcuni generosi sondaggi dicono che Bertinotti potrebbe raggiungere il 20%. Se anche questo venisse ottenuto, non si capisce come mai quel 20% sarebbe in grado di spostare a sinistra l’Unione mentre l’80% ottenuto da tutti gli altri (se la matematica non inganna) non sarebbe sufficiente a spostarla a destra.
E se invece del 20% si prendesse il 10 o il 5? Questa possibilità non è così remota: considerato che lo stesso Bertinotti non desidera vincere, non si capisce come riuscirà a mobilitare grandi masse a favore di un voto totalmente inutile. A questo punto si potrebbe ben dire che il popolo del centrosinistra ha deciso che l’Unione deve lasciare perdere le richieste di Rifondazione.
Eleggere qualcuno serve a fare in modo che quel qualcuno venga riconosciuto da tutti come il legittimo occupante di quella carica. Eleggere Prodi capo del centrosinistra significa accettare che sia lui a guidare la coalizione e quindi a determinarne la linea politica. Che vantaggio trae Rifondazione, ma in generale tutta la sinistra, da questa concessione di pieni poteri a Romano Prodi? Forse potrebbe servire a togliere Bertinotti dall’imbarazzo di far parte di una coalizione che farà una politica molto simile a quella di Berlusconi? in questo modo infatti si potrà ben dire che Rifondazione ingoia rospi perché così ha voluto “il popolo delle primarie”.
Come se non bastasse, tutti i segretari di partito del centrosinistra hanno dovuto firmare un accordo che prevede che chi vince le primarie è il capo e lo sarà per cinque anni. Quindi se Prodi, vincitore sicuro delle primarie-truffa, lancerà un’altra guerra al fianco degli Stati Uniti di Bush, come già fece D’Alema con la guerra contro la Jugoslavia al fianco di Clinton, Rifondazione dovrà accettarlo se vorrà rispettare la parola data.
L’intera faccenda è una truffa ed un’americanata. Per quanto mi riguarda, me ne infischierò totalmente del risultato delle primarie e bene farebbero tutti i comunisti e in generale tutti i cittadini di sinistra a rifiutarsi di passare sotto queste vere e proprie forche caudine. Il problema non è tanto impedire che sia imbavagliata Rifondazione e in generale la sinistra, il problema è impedire che siano messi a tacere i bisogni di milioni di lavoratori, di giovani, di pensionati, di disoccupati che di certo non stanno molto a cuore ai banchieri, agli industriali e ai “moderati” che guidano il centrosinistra.
Secondo me la sinistra deve prendere una strada ben diversa, a partire proprio da quei concretissimi bisogni, e Rifondazione per prima dovrebbe dare il buon esempio; siamo sempre di più nella base del Partito a pensarla così: verremo ascoltati?

Mauro Vanetti
coordinatore Giovani Comunisti Pavia

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