Nuovo governo, stessa politica

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Berlusconi se n’è andato sotto la pressione del capitale nazionale e internazionale.

E’ il momento del governo Monti, ma per noi la musica è sempre la stessa. Monti rappresenta la finanza mondiale e porterà avanti il programma della BCEe dell’FMI. Egli rimpiazza Berlusconi, ma le politiche che si accinge a praticare, come lui stesso afferma, saranno in piena continuità con quelle del suo predecessore.

Le banche e la finanza mondiale hanno provocato la crisi e ora vorrebbero farla pagare a noi, tramite misure di lacrime e sangue.

Monti ha dichiarato profondo apprezzamento per la Riforma Gelmini e il Modello Marchionne: “..Grazie alla loro determinazione (di Gelmini e Tremonti, ndr), verrà un po’ ridotto l’handicap dell’Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili..” (Mario Monti, Corriere della Sera, 2 gennaio 2011).Questa è una chiara dimostrazione di continuità.

Se il PD già prima non faceva una reale opposizione, adesso appoggia il governo Monti, senza la minima critica.

La Lega si presenta come una finta opposizione, chiedendo elezioni immediate e criticando Monti. Lamentano che Monti non abbia fatto nulla per la disoccupazione, ma dimenticano di dire che loro sono stati al governo fino a ieri, appoggiando le politiche di Berlusconi.

 

Le prime misure si possono leggere nel testo del maxiemendamento al disegno di legge di stabilità, approvato i primi di novembre dal Senato, che vede applicare le misure imposte dall’Unione Europea:

 

  • obbligo del pareggio di bilancio per tutti i conti pubblici: da quelli dello Stato a quelli di regioni, province e comuni (quindi tagli ai servizi)

  • ulteriore peggioramento delle condizioni lavorative, come la libertà di licenziamento nel settore pubblico e privato e la demolizione dell’articolo 18

  • innalzamento dell’età pensionabile
  • intenzione di portare avanti le grandi opere come la Tav (costo 35 miliardi di euro)

  • spese per armamenti e guerre (39,1 miliardi di euro annui)
  • Tra il 2012 e il 2014 sono previsti tagli all’istruzione pubblica per 13.683 miliardi di euro (che si aggiungono agli 8 miliardi tagliati con la Riforma Gelmini)

Il nostro programma:

  • no all’aumento dell’età pensionabile e una pensione minima degna;

  • no al pagamento del debito: noi non abbiamo creato il debito e non lo dobbiamo pagare;

  • drastici tagli alle spese militari: i soldi risparmiati vanno usati per la scuola e l’università pubblica;
  • no alle grandi e inutili opere come la TAV: i soldi risparmiati vanno usati per migliorare i trasporti locali;
  • taglio di tutti i finanziamenti a scuola e sanità privata e loro utilizzo per scuola e sanità pubblica;
  • difesa dell’articolo 18: è necessario rimettere al centro il Contratto nazionale, con aumenti salariali e un salario minimo garantito;
  • ripristino della scala mobile;
  • tassa sui grandi patrimoni al di sopra del milione di euro;

  • dimezzamento degli stipendi delle caste e imposizione di un tetto agli stipendi dei manager

 

Giovani Comunisti Pavia

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