Omaggio ai martiri della Benedicta

Davanti alle tombe dei 149 giovani martiri inermi, trucidati dai nazifascisti il 7 aprile 1944, di fronte alle lapidi che riportano i nomi e le date di nascita (1921-1924, molti neppure ventenni), il Presidente della Repubblica Ciampi, che fu giovane con loro, torna a ricordare quel sacrificio in nome del valore della pace universale. Migliaia sono le persone ad ascoltarlo, anziani, ex partigiani col fazzoletto al collo, ex deportati, donne e giovani. Sventolano accanto alle bandiere arcobaleno della pace e le bandiere rosse, molti gonfaloni dei comuni della zona.
Un superstite. Si chiama Ennio Odino, classe 1924. Quel giorno di sangue, si trovava con i compagni catturati dai tedeschi che, a gruppi di 5, venivano trucidati.
“Mi presero il 6 aprile, alla sera. Il 7 mi rinchiusero con gli altri nella cappelletta che poi venne fatta saltare. Il mattino, a cinque alla volta, ci condussero proprio qui, c’era un tavolo e un tizio in borghese prendeva nomi e cognomi. Ero nel quinto gruppo, mi avviai al luogo della fucilazione, sorreggevo un compagno rimasto ferito ad una gamba nel combattimento con i nazifascisti.
Quando il plotone di esecuzione, composto da bersaglieri di Salò di stanza a Bolzaneto, sparò le raffiche il mio compagno, non ricordo il nome, si abbattè su di me, facendo scudo col corpo. Ricordo il sibilo delle pallottole accanto alla testa e un tedesco che sparava il colpo di grazia con la machine-pistol. Dall’altra parte della collina partirono delle scariche di mitragliatrice, il comandante “Leo” tentava, da lontano, di fare qualcosa. I tedeschi, spaventati, si sbandarono, scivolai via da sotto il cadavere del compagno e scappai. Mi ripresero due giorni dopo, finii a Mauthausen.”

Alcuni mesi fa la Benedicta è stata profanata da scritte nazistoidi, così come altri simboli della Resistenza e dell’antifascismo. Ma come ha detto Raimondo Ricci, presidente dell’Istituo ligure della Resistenza, scampato alla fucilazione al Turchino e agli orrori di Mauthausen: “I tedeschi e i fascisti di Salò pensavano con quell’azione feroce di aver piegato la Resistenza che invece riprese più forte e decisa di prima”.

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