Papa Ratzinger? Meglio Fra’ Dolcino

La visita di Papa Ratzinger a Vigevano di certo non entusiasma un ateo come me. Il 21 aprile “saluterò” l’arrivo in città di Benedetto XVI rileggendomi i libri che raccontano la vita e le opere di Fra’ Dolcino, un famoso predicatore vissuto a cavallo del 1300 e operante nell’Italia settentrionale: accusato di eresia dalla chiesa cattolica, venne catturato dall’esercito guidato dai vescovi di Novara e Vercelli e bruciato vivo sul rogo nell’estate del 1307. I concetti cardine della dottrina dolciniana si fondavano sull’abbattimento della gerarchia ecclesiastica e sul ritorno della chiesa alle sue origini di umiltà e povertà, sull’abbattimento dell’oppressivo sistema feudale, sulla liberazione umana da ogni costrizione e da qualsiasi potere costituito e sull’organizzazione di una società paritaria, di mutuo e reciproco aiuto, di comunione dei beni e di parità di diritti fra uomo e donna. Come si vede, Fra’ Dolcino più che un riformatore della chiesa è da considerarsi un autentico rivoluzionario che ha anticipato i tempi di parecchi secoli. Un figura che da sempre richiama la mia attenzione di ateo perché il suo pensiero e la sua azione annoverano principi universalmente validi, principi che non avranno mai fine. E che dire della spesa di 100 mila euro che il Comune sosterrà per questa visita? Di certo si tratta di un elemento che deve far riflettere profondamente sia i credenti che i laici, perché sono convinto che in questa epoca di diffusa sofferenza sociale ed economica ogni “azione pubblica” debba essere improntata alla sobrietà e al senso della misura. E poi: cosa lascerà Benedetto XVI alla collettività vigevanese nel suo complesso, oltre a poche righe sui libri di storia locale che ricorderanno la sua visita in città? Dopo il famoso discorso all’Università di Ratisbona del 12 settembre del 2006, che sollevò tante giuste proteste per i suoi contenuti reazionari, sarei molto contento se la presenza di Papa Ratzinger passasse alla storia per il “Discorso di Vigevano”, in cui Benedetto XVI riconosce l’errore compiuto dalla chiesa cattolica nel rifiutare il funerale religioso a Piergiorgio Welby e in cui il papa mette in risalto il fatto che quando esiste l’amore tra due persone non importa come si chiama la loro unione, sia essa “Dico” o matrimonio. E, ancora, che i profilattici sono il “male minore” per contrastare il dilagare dell’Aids. E, infine, che intende rispettare fino in fondo l’articolo 7 della Costituzione Italiana, che recita “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”. In realtà, niente di particolare, visto che sono molti (forse la maggioranza) gli italiani, cattolici e non, che la pensano in questo modo.

Roberto Guarchi
Capogruppo consiliare del PRC
Vigevano (Pavia)

3 Responses to “Papa Ratzinger? Meglio Fra’ Dolcino”

  1. Quanti luoghi comuni nella sua critica, sig. Guarchi! Se la Chiesa (con la sua bimillenaria presenza nel mondo ed esperienza nelle cose umane), e in modo speciale un Papa, mantengono una certa posizione su alcuni problemi scottanti e particolarmente delicati, non è per capriccio o per desideri “reazionari”. Non è forse perchè se ne intendono abbastanza dell’uomo? Non è forse perchè ci sono cose troppo grosse sotto? Chi è lei, o chi sono io, per dire “questo è assolutamente sbagliato”? Dovrebbe forse assumere un atteggiamento più umile e indagare le ragioni della posizione della Chiesa, anzichè darle sempre contro con le solite critiche, con le solite parole (sulla bocca di tutti…), con i soliti luoghi comuni insomma!
    Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire! Anche la Visita del Papa a Vigevano per lei è una cosa inutile… Forse non ha mai provato la gioia di sentirsi “qualcuno”, la gioia di sapere che anche un “grande” si ricorda di lei, la gioia di sapersi amati e di non sentirsi l’ultimo posto che ha creato il Signore… La Visita del Papa a noi cattolici vigevanesi ha fatto percepire questo. Con il cuore che vibrava per l’emozione e gli occhi che sorridevano nel vedere tanta gente in piazza, tutta in festa. Questo significa il Papa a Vigevano. Le implicazioni sociali, economiche e tantomeno politiche, non contano nulla.
    Le parlo anzitutto come cristiano; e, anzi, prima ancora come uomo. Non le chiedo di condividere il mio pensiero, ma solo di prenderlo in considerazione.
    Cordiali saluti!
    Luca Girello

  2. Sig. Girello,
    il Suo intervento è esemplare e ancor più significativo considerato che (se non mi sbaglio) Lei è un esponente dell’apparato ecclesiastico, essendo un prete della Lomellina.

    Cosa rende il Suo contributo veramente RIVELATORE? Alcuni passaggi importanti:

    1. La Chiesa, avendo quasi duemila anni di storia, “se ne intende dell’uomo”. Questa asserzione rivela che secondo le gerarchie cattoliche l’uomo, le sue esigenze, i problemi che gli si pongono davanti non cambiano mai, sono indipendenti dall’epoca e dalle circostanze storiche e quindi c’è chi da secoli ha già capito tutto ed è solo la stupidità degli uomini ad impedire loro di ascoltare questa voce saggia. Non si sarebbe potuto esprimere con maggiore chiarezza l’opposizione ad ogni forma di progresso e di evoluzione della società umana. Si noti di passaggio che è piuttosto ridicolo supporre che i preti, che non hanno esperienza di alcuni elementi cruciali dell’esperienza umana (come la sessualità, l’essere genitori, il lavoro, la ricerca filosofica ecc.), possano insegnare la vita agli altri.

    2. Le affermazioni contro la Chiesa secondo Lei sono “luoghi comuni sulla bocca di tutti”. Oh diamine! Ma allora non è vero che la Chiesa rappresenta la maggioranza della popolazione italiana! Allora è una vera e propria usurpazione quando le gerarchie cattoliche si mettono a parlare a nome di tutti e pretendono una posizione di privilegio nella società italiana! Lei sta riconoscendo, per iscritto, che la Chiesa è minoranza nella società e che l’anticlericalismo è addirittura diventato un luogo comune. Ne tragga le dovute conseguenze.

    3. Il senso della visita di Joseph Ratzinger a Vigevano e Pavia consisterebbe nel dare “la gioia di sentirsi qualcuno”. Triste filosofia la Sua, per cui per gli “ultimi” l’unico conforto consiste nell’assistere da spettatori alla presenza di un uomo speciale e potentissimo da idolatrare. Ben misera gioia quella di prostrarsi al cospetto di un monarca assoluto che altri hanno eletto, i cui capricci (specie quelli che riguardano i lussi materiali) è precetto religioso assecondare!

    4. Tutto va dimenticato, in particolare le spese faraoniche e le ingerenze politiche, in nome del fatto che c’era “tanta gente in piazza”. C’è tanta gente in piazza anche per la vittoria di uno scudetto o per il karaoke o, se vogliamo andare sul truce, per un pogrom o per un’impiccagione pubblica. Raggruppare masse umane a cui si propina uno spettacolo simoniaco di scarsa qualità, orchestrato da altri e basato sulla divinizzazione di un essere umano, senza che sia data loro alcun genuino canale di espressione e partecipazione, non mi pare cosa di cui menare un gran vanto. Specie se questo spettacolo è organizzato col lavoro altrui e con le risorse sottratte a scopi certamente più utili.

    Grazie dunque di averci dato la Sua opinione, ma ci lasci ribadire il nostro radicale dissenso.

    Mauro Vanetti

  3. che peccato che la città tutto non ha gioito di questo evento civico. amatevi di più. che Dio vi benedica!

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