Pavia in lotta contro il degrado scolastico

La scuola pubblica da tempo attraversa una situazione di progressivo degrado, conseguenza naturale delle controriforme degli ultimi vent’anni che hanno condotto al sistematico smantellamento del concetto stesso di diritto allo studio. Alla continua ascesa dei costi dei mezzi di trasporto e delle tasse d’iscrizione, quest’anno andrà a sommarsi anche un rincaro medio del 5% sui prezzi dei libri scolastici. Anche sul fronte della dispersione scolastica scatta un altro campanello d’allarme: l’Italia infatti continua ad essere uno dei paesi europei più funestato dalla piaga dell’abbandono scolastico con una percentuale che si attesta intorno 21,9% (la media europea è del 10%).

Decisamente sconfortanti anche i dati inerenti all’edilizia scolastica, ennesimo settore in cui sorgono notevoli problemi. Una recente inchiesta del Codacons ha messo in luce lo stato di pericolosità delle scuole italiane; in base alle stime dell’associazione risulta che il 75% delle degli edifici scolastici dovrebbero essere dichiarati inagibili perché non a norma con la legge 626, il 57% non ha il certificato di agibilità statica dell’immobile, il 57% non ha il certificato di agibilità igienico-sanitaria, il 73% degli edifici non possiede il certificato di prevenzione contro gli incendi. Le ovvie conseguenze di queste tragiche mancanze si registrano nei 90mila infortuni che ogni anno avvengono nelle scuole italiane.

Sempre più spesso gli studenti sono quindi costretti a studiare all’interno di strutture fatiscenti e pericolose, in classi sovraffollate, continuamente incalzati da ritmi di studio che di certo non privilegiano ed incentivano l’aspetto formativo e culturale dell’istruzione.

Non esponiamo il caso delle scuole di Pavia per gusto di cronaca ma perché ci sembra esemplificativo. Si consideri che parliamo della condizione di una città relativamente ricca del Nord, probabilmente collocata nella fascia meno problematica per quanto riguarda l’edilizia scolastica.

La succursale dell’istituto Cossa (oltre 300 studenti) il primo giorno di scuola era sprovvista di banchi, cattedre, sedie e lavagne. Nonostante le continue sollecitazioni del dirigente scolastico (iniziate nei primi giorni di luglio) la Provincia provvederà all’invio dell’attrezzatura didattica solo dopo una settimana dall’apertura delle lezioni. I lavori del cantiere per la costruzione di nuove aule che doveva terminare entro settembre sono ancora in alto mare e diverse classi sono quindi costrette a far lezione nella mensa dell’istituto.

Il liceo Foscolo può invece vantare una variegata collezione di buche nel pavimento della palestra e gravi inconvenienti al sottotetto che hanno prodotto l’allagamento di alcune classi.

Simili i problemi al liceo Cairoli dove parte delle aule del terzo piano sono state rese inagibili dalle infiltrazioni d’acqua provenienti dal sottotetto, quest’ultimo è inoltre un covo sicuro per pulci e pericolose zecche che vengono avvistate periodicamente.

Il problema dei tetti è comune a molti altri istituti e da settembre in almeno altre due scuole si sono verificati casi di allagamento.

Decisamente preoccupanti le condizioni dell’istituto tecnico Bordoni dove almeno un quarto del tetto è ricoperto dall’eternit, una sostanza altamente cancerogena che avrebbe dovuto essere rimossa diverso tempo fa, ma anche in questo caso la conclusione dei lavori sembra ancora molto lontana.

All’Itis invece è crollata una parte del tetto della succursale mentre i bagni sono inagibili da diverso tempo.

Innumerevoli le mancanze anche in altre scuole: servizi igienici sprovvisti di porte, infissi e pavimentazioni logorati dal tempo e che andrebbero urgentemente sostituti, scale antincendio inesistenti, aule magna inutilizzabili, barriere architettoniche che proliferano e classi incredibilmente sovraffollate.

Questa situazione rappresenta un fardello insostenibile sia per gli studenti che per tutti i lavoratori della scuola!

La Provincia: “troppi studenti?

Queste scandalose circostanze hanno reso palese l’inettitudine dell’amministrazione provinciale, l’organismo a cui compete la gestione dell’edilizia scolastica e che da oltre 14 anni è saldamente nelle mani del centro-destra. Messa con le spalle al muro, la Provincia prova a difendersi per bocca del suo presidente Vittorio Poma (esponente di Forza Italia) che dopo una vaga autocritica sulla scarsa programmazione degli interventi dichiara: “È inaccettabile che le iscrizioni crescano a dismisura senza che si mettano in campo sistemi di regolamentazione, mi sono stancato di assistere passivamente alla crescita indiscriminata degli alunni…? Ecco che riaffiora lo “scaricabarile?, il giochino preferito dei politicanti provvisti della cosiddetta “coda di paglia?. Tutto ad un tratto il problema delle scuole pavesi sono i troppi iscritti e non l’assenza di strutture adeguate che possano ospitare dignitosamente l’intera popolazione studentesca.

Poma proseguendo nella sua crociata ha anche avanzato “soluzioni? al confine della legalità, infatti a suo avviso il “problema dei troppi iscritti? può essere arginato bloccando “l’ondata di alunni che arriva dal milanese e prendendo ad esempio il comportamento della preside del Taramelli?.

Al liceo scientifico Taramelli si è consumata un’evidente violazione del diritto allo studio, in quanto solo gli studenti che hanno conseguito un voto d’uscita dalle scuole medie non inferiore al distinto hanno potuto essere ammessi alla classe prima! Questo stragemma attuato per scansare il problema della mancanza di spazi è di per sé gravissimo, ma lo diventa ancora di più se si considera che questo blocco del tutto illegale è stato applicato nella scuola dell’obbligo.

I problemi degli istituti pavesi non saranno risolti respingendo ai confini della provincia agli studenti “stranieri? o selezionandoli in base al voto d’uscita della terza media, ma predisponendo un’efficace piano di edilizia scolastica pubblica.

Si ingrassano i privati e la chiesa

A questo proposito ci sono molti nodi da sciogliere: perché ogni anno la Provincia spende la bellezza di 1.344.952 euro per l’affitto, la ristrutturazione e il rimborso spese di locali privati che attualmente sono adibiti a scuole? Perché nel bilancio ci sono oltre 270.000 euro che finiscono direttamente nelle casse della Curia?

La risposta a queste domande trova riscontro nell’oggettiva incapacità (o non volontà) della Provincia nella messa in opera di un’efficiente programmazione degli interventi di edilizia scolastica e di manutenzione. Molte scuole della provincia di Pavia sono ubicate in locali privati o di proprietà della Chiesa, in questo modo si sono spesi una montagna di quattrini che hanno gonfiato il portafoglio di preti e di soggetti privati e che ha generato come diretta conseguenza l’inammissibile degrado delle scuole. Questa politica fallimentare deve concludersi, d’altro canto è necessario procedere alla ristrutturazione e alla costruzione di nuove scuole pubbliche. A nulla servono i piagnistei della Provincia sulla mancanza di fondi, questi ci sono, basterebbe orientarli verso il settore pubblico e smetterla di riempire le casse di speculatori privati e del clero pavese.

In piazza per il diritto allo studio!

Questa situazione ha generato un’ondata di malcontento e indignazione che da settembre ad oggi ha già trovato sfogo in almeno quattro scioperi spontanei animati dagli studenti di differenti scuole.

Il compito del Comitato in difesa della Scuola Pubblica dev’essere quello di orientare il dissenso espresso nei singoli istituti ed unirlo a quello di tutti gli altri, collegando i disagi che ogni giorno affrontiamo alla situazione nazionale di attacco serrato alla pubblica istruzione: questo è infatti il comune denominatore dei problemi di ogni singola scuola italiana.

Abbiamo proclamato uno sciopero cittadino con manifestazione il 12 ottobre, per portare alla luce i problemi dell’edilizia scolastica e ribadire ancora una volta la nostra esigenza di lottare per una scuola di massa, gratuita e di qualità. La mobilitazione ha già riscosso la simpatia e l’appoggio di molti gli insegnanti, che stiamo tentando di coinvolgere attraverso l’Flc-Cgil, perché sappiamo che l’unità studenti-lavoratori potrà essere decisiva per l’esito di questa lotta. Il 12 ottobre chiederemo un incontro alla Provincia, a cui vogliamo far partecipare delegati di ogni scuola democraticamente eletti dagli studenti in lotta.

Il diritto allo studio non è una merce in vendita destinata ad essere un privilegio per pochi ricchi!

Alessandro Savoldi

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