Petizione contro il proibizionismo alla pavese

Invitiamo a sostenere questa petizione contro il divieto di consumo di alcoolici fuori dai locali introdotto dal sindaco PD Piera Capitelli nell’ambito della delirante “campagna sicurezza” lanciata dal ministro leghista Maroni.

Egr. Sig. Sindaco,
Spett. le Consiglio Comunale

Le scrivo per manifestare il mio dissenso nei confronti dell’ordinanza che secondo quanto riportato dai giornali avrebbe intenzione di firmare nei prossimi giorni. Mi riferisco alle sanzioni che intende prevedere per il consumo di bevande alcoliche al di fuori dei locali pubblici ed ai relativi spazi riservati a plateatico.
Personalmente trovo questa misura ingiustificata, ottusa, inutile, dannosa ed offensiva nei confronti di tutti coloro che, rispettando la città, hanno il desiderio di fruire in modo libero degli spazi pubblici e del magnifico centro storico che essa ha da offrire.
L’ordinanza è ingiustificata perché a Pavia non sussiste alcun problema a livello di sicurezza o ordine pubblico legato all’eccesso di alcool. Le risse in centro non sono certo all’ordine del giorno (e nei rarissimi casi le cause scatenanti sono ben altre), e non si è mai sentito un andirivieni di ambulanze per portare al policlinico persone distrutte dagli eccessi dell’alcool.
Episodi di questo tipo si possono però vedere molto spesso in quelle città in cui, per veri motivi di sicurezza e decoro, questa norma è in applicazione già da molti anni. Ma mi riferisco a città anglosassoni o nord-europee, dove l’alcolismo è una vera piaga sociale, che comunque non è certo stata debellata, nonostante l’utilizzo di questa e numerose altre forme di proibizionismo.

Ritengo inoltre che questa norma sia ottusa, perché a fronte di un problema limitato pone un forte vincolo alla libertà dei cittadini, nella convinzione di portare un bene diffuso alla città. Un’amministrazione più attenta e lungimirante infatti avrebbe prima provato a risolvere il problema predisponendo nei luoghi più frequentati dai giovani dei contenitori per i rifiuti di dimensioni idonee, magari prevedendone alcuni provvisori per le serate di maggior afflusso (un piccolo esempio: ogni mercoledì sera in strada nuova).

L’ottusità risiede inoltre nella convinzione che questo tipo di politica possa veramente portare ad un miglioramento delle condizioni della città. Si tratta di una città in cui risiedono 25.000 studenti, molti dei quali non avendo possibilità di spostarsi fuori città cercano svago nel centro storico, i cui pochi e piccoli locali non sono certo sufficienti a contenerli. E’ quindi naturale che gli spazi prevalentemente utilizzati siano le strade e le piazze. In questa situazione il problema del degrado dovuto ai rifiuti non è certo imputabile al consumo di bevande alcoliche, bensì all’educazione dei singoli individui. La carta di un gelato, gli incarti del McDonald o di una focacceria, le lattine di Coca Cola e le bottigliette d’acqua non sono certo di minor impatto, e sicuramente non sono minoritarie rispetto alle bottiglie di birra o ai bicchieri dei cocktail. Dovremo forse attenderci un regolamento che vieti di consumare qualsiasi bevanda o genere alimentare per le strade della città?
Vorrei inoltre ricordare che esistono già delle norme che vietano ai cittadini di abbandonare rifiuti per le strade. Prima di introdurre severe limitazioni alla libertà di tutti sarebbe auspicabile fare in modo che le regole già esistenti vengano fatte rispettare, o comunque è il caso di adoperarsi per agevolarne il rispetto (ved. cestini dei rifiuti assenti in piazza duomo).

Per quanto riguarda l’inutilità del provvedimento, considerando che gli spazi fruibili del centro città sono per natura le strade e le piazze, e che gli abitanti di Pavia in cerca di svago si trovano a frequentarle, bisogna dire che anche senza il consumo di alcool questi avrebbero comunque necessità di consumare cibi o bevande. In quest’ottica la norma non sembra esser stata creata per limitare la sporcizia, ma per dissuadere i cittadini (e gli studenti) dal frequentare il centro città nelle ore serali. D’altro canto l’assessore Nizzoli aveva già avvertito i giovani pavesi che per il loro divertimento sarebbero dovuti uscire dalle mura spagnole. E’ vero però che una passeggiata in viale Campari non è altrettanto piacevole che un giro in centro. In un modo o nell’altro quindi il centro resterà vivo nonostante tutti i tentativi adottati dalle amministrazioni per farlo morire: perché 25.000 giovani da qualche parte dovranno pur andare a svagarsi. Come estrema ratio si potrebbe imporre il coprifuoco, ma poi sarebbe più difficile attirare iscritti all’università con manifesti raffiguranti un'”isola felice”.

Quest’ordinanza può risultare quindi anche dannosa, da molteplici punti di vista. Invece che educare all’ordine ed al rispetto delle elementari norme civiche, vengono imposti divieti che possono risultare devianti rispetto al “problema” originario. L’attenzione viene cosi trasferita dal rispetto della città al consumo di alcool.
Inoltre l’intera città ci rimetterebbe sia a livello di immagine che di appetibilità per le prossime campagne di iscrizione all’università. A livello di immagine perchè vien da pensare che una città costretta ad imporre il divieto di consumo di bevande alcoliche nei propri spazi pubblici abbia veramente grossi problemi di igiene e ordine pubblico. Immagine che non è proprio applicabile a Pavia.

Inoltre bisogna ricordare che il proibizionismo non limiterà il consumo di alcolici da parte dei giovani (e dei minori), essi continuerebbero a bere, ma in altre aree e circostanze, sottraendosi cosi completamente ad un controllo sociale altrimenti presente nelle strade e nelle piazze. Senza contare la forza del senso di trasgressione derivante dal bere in modo proibito, che potrebbe addirittura incitare i più giovani, invece che dissuaderli.
Vorrei appunto ricordare che l’alcolismo giovanile non si cura “vietando”, ma offrendo ai giovani “allo sbando” e “annoiati” degli spazi adeguati e valide alternative di aggregazione e svago. Se tanti giovani non trovano di meglio da fare che stare seduti su un gradino o in mezzo ad una strada, non è colpa dell’alcool, ma di un’amministrazione che evidentemente non ha saputo rispondere alle loro esigenze, e non gli ha saputo offrire nulla di meglio. Spesso a quest’argomento si ribatte col classico “stiano a casa la sera”, frase che evidentemente viene da persone che non ricordano più cosa significhi essere giovane ed aver piacere nell’intrattenere relazioni sociali.
Inoltre c’è molta ipocrisia nell’argomentazione secondo cui il provvedimento limiterà il consumo di alcolici: questa risiede nel fatto che tale consumo verrà semplicemente trasferito all’interno dei locali, o sui tavoli nelle piazze. Evidentemente la Vostra amministrazione ritiene che l’alcool in quelle circostanze non abbia effetti negativi. Da questo punto di vista bisogna dare atto che l’ordinanza limiterà economicamente gli studenti, che invece di aver la possibilità di bere una birra a basso costo presa al supermercato saranno costretti a bere la medesima birra ad un prezzo almeno quadruplicato in un locale del centro.

E’ per quest’ultimo motivo che trovo l’ordinanza offensiva. Perchè va a colpire in modo particolare quegli elementi della società che sostengono in modo consistente l’economia pavese, ma sono totalmente privi di forme di protezione e di potere decisionale all’interno della città. Questi sono gli elementi più deboli, spesso anche a livello economico, che si trovano più di altri nel disagio di vivere in questa città che sembra volergli limitare gli spazi disponibili il più possibile. Mi riferisco chiaramente agli studenti, che con i loro affitti e le loro spese sostengono una parte importante dell’economia di questa città, ma da questa (o meglio, dalle sue istituzioni) vengono sempre tenuti in secondo piano, se non addirittura demonizzati. L’impressione che si trae da questo come da altri provvedimenti presi dall’amministrazione è che gli studenti sono percepiti come una fonte di problemi e disturbo per la città, e non come una risorsa e una parte fondamentale del tessuto sociale. Trovo tutto ciò offensivo, perchè viene il dubbio che questo trattamento venga loro riservato esclusivamente per il fatto che, non essendo residenti a Pavia, possono venire scontentati dalle amministrazioni senza il rischio di perdere voti.
Questo mi offende in quanto cittadino rispettoso del valore delle istituzioni, che per loro natura dovrebbero servire a tutelare “la collettività”, e non solamente “gli elettori”. Mi chiedo se le cose cambierebbero se le migliaia di studenti che abitano a Pavia decidessero di prenderne la residenza: so che qualcuno si sta già muovendo per una campagna in questa direzione, e alla luce degli ultimi fatti mi auguro che abbia successo.

Augurandomi di ricevere attenzione porgo distinti saluti.

Firma questa petizione a questo indirizzo: www.petitiononline.com/befreepv/petition.html

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