Pieve Porto Morone: lettera a Napolitano

Presidente Napolitano, intervenga. Troppi politici incitano al razzismo. Signor Presidente della Repubblica, stanno succedendo delle cose gravissime nel nostro paese. Credo che ci sia bisogno del suo intervento.
Ieri su Liberazione abbiamo pubblicato il reportage di Laura Eduati, che è stata a Pieve Porto Morone, in provincia di Pavia, dove in un centro di accoglienza cattolico sono ospitati, in condizioni terribili, 48 persone, rom, tra i quali molti bambini. Mi permetto di suggerirle di leggere quell’articolo – bellissimo e agghiacciante – che ci fa fare una corsa indietro di molti decenni, ci fa tornare, col pensiero, agli anni truci dell’America razzista – in Alabama o in Mississippi – o addirittura a quelli funesti del fascismo e del nazismo. Una folla linciante ha circondato la cascina nella quale queste povere 48 persone sono rifugiate, ha ricoperto di insulti irripetibili i nostri amici rom, ha invocato per loro i forni – i forni, presidente: i forni crematori – cioè ha inneggiato a Hitler, ad Eichman. Gridavano: «Vi bruceremo tutti, zingari, vi bruceremo» e tiravano i sassi contro le finestre, le porte. I nostri 48 amici rom erano terrorizzati, i bambini piangevano.

Presidente, questo piccolo esercito di linciatori pavesi non era lì per caso. Alcune organizzazioni politiche li avevano incitati, aiutati, e quasi nessuno, invece, li aveva scoraggiati. Sindaci, amministratori, politici, partiti, si sono affrettati a dire sui giornali che quello dei rom è un gran problema, che i rom sono fastidiosi, rubano. Nessuno ha voluto dire che il gran problema, invece, è l’orrore di alcune centinaia di cittadini che si riuniscono per chiedere il linciaggio dei rappresentanti di un popolo che già fu in gran parte sterminato dai nazisti. Possibile che la memoria sia svanita in tutti noi?
Possibile che la luce della civiltà cristiana o illuminista, o liberale – si sia spenta? Non le fa orrore questo, presidente? Credo di sì, perché la conosco bene, conosco la sua storia, la sua cultura forte, la sua sensibilità. So che più di mezzo secolo fa ha iniziato a fare politica – e ha scelto questo mestiere invece di un altro mestiere più facile – perché non sopportava l’orrore del fascismo, della dittatura, del razzismo. Ed è sempre stato coerente con questo suo impegno, con questi principi, dagli anni della militanza clandestina fino all’incarico al Quirinale.
Per questo mi rivolgo a lei, perché spero davvero che riesca a fare qualcosa. Io credo che noi non possiamo pensare di fermare queste pulsioni naziste ignorandole, sottovalutandole, o peggio ancora accarezzandole. Non crede? Io sento tanta gente che in modo autorevole e paternalistico ci spiega che questi orrori sono solo sentimenti popolari, e sono diffusi, e non possono essere stroncati, ci dice che vanno capiti, che pongono problemi reali e noi dobbiamo affrontarli – questi problemi – con serietà e senza buonismi. Io non c’ero all’epoca delle leggi razziali; lei, credo, le ricorda: non vi dicevano così? «Gli ebrei sono una mala pianta, accaparrano ricchezze, complottano, è bene isolarli, levarli dalle nostre scuole, portarli lontani dalle nostre città, dalle famiglie, dai matrimoni misti…» E dov’è la differenza? Adesso ci dicono che gli zingari e i lavavetri rubano, che portano via i bambini, che bisogna tenerli fuori dal raccordo anulare, lontani dai centri abitati, che bisogna sbatterli in galera se chiedono le elemosina o disturbano al semaforo. Cosa ci dicevano i fascisti, allora? «C’è l’emergenza ebraica». Erano in malafede, preparavano l’assassinio di massa. E cosa ci dicono, oggi, tanti nostri sindaci? «C’è l’emergenza lavavetri, c’è l’emergenza rom». Presidente, lei lo sa benissimo: anche loro sono in malafede, in realtà l’unica emergenza che vedono è di tipo elettorale, e in nome di qualche pezzetto di consenso non hanno nessun problema a gettare nella disperazione tanta povera gente, a violare i principi più forti della democrazia, a ignorare la propria stessa storia e le proprie tradizioni, e finiscono per assomigliare tanto alla destra xenofoba, razzista, di molti paesi europei, che però in quei paesi è considerata “impresentabile” anche dai partiti e dagli uomini della destra.
Caro Presidente Napolitano, lei lo sa benissimo che l’orgia forcaiola, legalista e xenofoba sostenuta da molti esponenti politici è pericolosissima. Che produce fatti abominevoli come l’assalto ai rom di Pieve Porto Morone. Non crede che sia giusto fare qualcosa per fermarla questa ondata reazionaria, che rischia di intaccare davvero le basi della nostra civiltà e l’immagine dell’Italia? Io penso che una sua parola, un suo impegno, potrebbe valere molto e davvero confido in una sua iniziativa.
Piero Sansonetti, direttore di Liberazione
8 settembre 2007

9 Responses to “Pieve Porto Morone: lettera a Napolitano”

  1. Commento cancellato perché offensivo (e sgrammaticato).

  2. Il tuo intervento da nazista si commenta da solo.
    Sei il solito fascistello che si diverte a mostrare tutta la propria frustrazione sul web con interventi penosi, che non meritano nemmeno di essere commentati.
    Consiglio: trovati qualcosa di meglio da fare la sera.

    Sull’intervento: la lettera è assolutamente buona e sintetizza quello che è (a grandi linee) il pensiero di noi tutti in questi giorni.

  3. Commento cancellato perché offensivo e scritto da un idiota.

  4. Se non l’hai capito, tu da qua devi sparire.

  5. Commento cancellato perché offensivo e minaccioso.

  6. in questo momento mi trovo a San Francisco e vista la situazione spero di restarci il piu a lungo possibile. Naturalmente l’America e un paese di contraddizioni e mi duole dire che non occorre tornare all’Alabama degli anni 50 per trovare la segregazione razziale: in molti stati del Sud la situazione e ancora oggi criminosa. Ma mi ritengo fortunata perche nonostante il governatore, la Nord California e un altro mondo. Si, c’e la poverta, gli homeless, situazioni strazianti. Ma devo dire di non aver notato qui nessun tipo di razzismo. Frequento un’universita pubblica dove studenti e professori sono ispanici, bianchi, neri, asiatici e nessuno fa differenze. E a Pavia dove c’e una giunta “di sinistra” succedono cose rivoltanti. Mia nonna e stata a Mauthausen: tutto questo mi fa paura. Dite al presidente che se i cervelli fuggono, c’e piu di un motivo.

  7. Camilla!! Ciao! Grazie del commento. Commovente il riferimento a Mauthausen, purtroppo c’è gente a cui tutto questo non ha insegnato nulla. Sugli USA, secondo me San Francisco (anche da come l’ho vista io) per certi versi è un’isola felice rispetto ad altre zone (penso specialmente all’orrore del Sud), ma se osservi con attenzione, forse non in università ma nella vita quotidiana esistono una serie di muri invisibili anche lì, muri separatori nella testa della gente che forse non possiamo chiamare razzismo ma sicuramente possiamo chiamare segregazione, per certi versi anche reciproca (non solo promossa dalla comunità più “forte”, voglio dire). Ad ogni modo è sicuramente ben diversa la situazione dalla barbarie di Pieve o di Torre d’Isola, che non fa che confermare il provincialismo e l’arretratezza culturale di tanta parte del nostro Paese, specialmente per quanto riguarda la piccola borghesia bifolca.

  8. Commento di andrea.782@libero.it rimosso perché razzista.


  9. Commento rimosso perché razzista.

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