Quattro Sì dalla parte dei giovani

Questa lettera è stata pubblicata da la Provincia Pavese dell’8 giugno 2005.

Mancano pochi giorni ai referendum sulla legge 40 sulla procreazione assistita.
Questi referendum riguardano soprattutto noi giovani. Sono i ragazzi e i bambini di oggi che saranno influenzati domani dagli effetti nefasti di questa legge se per caso non si riuscisse a cancellarne le parti peggiori.
Solo una parte di questi giovani tuttavia potrà votare tra pochi giorni; da parte nostra abbiamo voluto informare anche i minorenni nelle scuole perché potessero discutere coi loro genitori e coi loro amici maggiorenni della posta in gioco. A differenza degli astensionisti, noi l’abbiamo fatto alla luce del sole, con un confronto da pari a pari, mentre il fronte del non voto ha preferito ricorrere alle cattedre degli insegnanti di Religione, che in molte scuole hanno trasformato l’ora di Religione in uno spot continuo pro-astensione.
Come prima cosa, abbiamo spiegato che la legge 40 minaccia la legge 194. Le ragazze devono sapere che c’è un tentativo di annullare un diritto femminile fondamentale: il diritto a non procreare se non lo si desidera, il diritto cioè all’interruzione volontaria della gravidanza. E’ questo non solo un diritto civile, ma anche e soprattutto una conquista sociale perché è evidente a tutti il rapporto tra condizione sociale ed economica e necessità (purtroppo) di ricorrere all’aborto per una gravidanza che non si può portare a termine.
Poi abbiamo spiegato che la legge 40 rischia di compromettere le possibilità aperte da un filone di ricerca relativamente nuovo, quello sulle cellule staminali embrionali, forse capace domani di permettere la cura di gravissime patologie.
Abbiamo spiegato anche che la legge 40 trasforma il ricorso alle tecniche di procreazione assistita, a cui molti dei giovani di oggi vorranno ricorrere se non saranno in grado di riprodursi naturalmente, in un calvario terrificante tra divieti bigotti e veri e propri attentati alla salute femminile.
Abbiamo infine dato voce ad un sentimento molto diffuso tra i giovani, che i mezzi di comunicazione di massa spesso tendono ad ignorare (inventandosi una generazione “papista” che non esiste), e cioè il desiderio di vivere in un Paese veramente laico, finalmente affrancato dalla ultramillenaria influenza della gerarchia cattolica. Abbiamo già parlato della propaganda pro-astensione degli insegnanti di Religione, ma quello è solo un assaggio. Le gerarchie ecclesiastiche pensano di avere il diritto di decidere e giudicare su quasi ogni aspetto della vita dei giovani di oggi: sessualità, politica, vita familiare, stile di vita. Quattro sì ai referendum sono anche quattro sì ad una gioventù libera, autonoma e moderna.

Mauro Vanetti
Giovani Comunisti Pavia

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