Rivolta operaia a Genova + due parole sulla violenza

Questa lettera è stata inviata a Liberazione.

Caro Curzi,
nel numero odierno (10/2/2004) di “Liberazione”, a cui sono abbonato, trovo il singolare combinarsi di quattro articoli.
Due di questi sono riflessioni, che personalmente ho trovato piuttosto astratte, di stimati compagni, tra cui il Coordinatore Nazionale dei Giovani Comunisti, che ritengono che oggi i comunisti debbano essere solo per la lotta nonviolenta.
Alle pagine 12 e 13, Latif Al Saadi del Partito Comunista Iracheno cerca di giustificare la scandalosa partecipazione del suo partito al Consiglio Nazionale Iracheno, il parlamentino-fantoccio dei collaborazionisti dell’occupante imperialista in Iraq, con la foglia di fico della risoluzione 1483 dell’ONU che di ratifica l’occupazione a guida statunitense. Al Saadi sa quali corde toccare per aprirsi una breccia nel cuore del “movimento” e del nostro stesso Partito, e spiega che “tra l’imperialismo, i regimi totalitari e le forze dell’integralismo noi scegliamo l’alternativa e il pacifismo”. E qui casca l’asino, perché se “alternativa e pacifismo” vuol dire rifiuto della “spirale guerra-terrorismo” ed equiparazione della resistenza irachena al fondamentalismo islamico, e se da questo discende la collaborazione con l’imperialismo USA, mi sa che è proprio vero che la “scelta non-violenta” è una scelta di passività e di compatibilità con il capitalismo! Tra le righe Al Saadi ci dice: “Avete scelto la non-violenza? allora di sicuro capirete la nostra scelta di collaborazionismo con gli USA!”. Peccato che l’opinione del popolo iracheno sia alquanto diversa, e lo stesso Partito Comunista Irachena abbia subito diverse scissioni di base proprio in seguito a questa politica scellerata e “pacifista”.
C’è però un quarto articolo sul numero di oggi, che è una vera boccata d’aria: la cronaca di una giornata di rivolta operaia a Genova. Gli operai dell’Ilva hanno messo bene a frutto la lezione delle lotte dure dei metalmeccanici, dei lavoratori Alitalia, dei vigili del fuoco, di Terni e naturalmente degli autoferrotramvieri: padronato e governo vogliono decidere alle nostre spalle e sulla nostra pelle? E noi occupiamo la prefettura, se necessario anche difendendoci dalle cariche della polizia. E’ la violenza giusta.
E chi è stato a promuovere tutto questo? Proprio i lavoratori più giovani, parte di quella “nuova generazione” che alcuni compagni credono di comprendere. Risultato: alle 14:30 quanto richiesto è ottenuto, anche i rappresentanti dei lavoratori saranno convocati a Roma. E’ solo un piccolo esempio della ragione per cui non possiamo rinunciare a priori a forme di lotta violente, anche “hic et nunc”, qui e ora come ama dire il segretario nazionale.
E se anche solo per farsi ascoltare è necessario fare quel che hanno ben fatto gli operai dell’Ilva, per cambiare questa società da cima e fondo possono davvero bastare i fiori nei cannoni?

Mauro Vanetti
Pavia

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