Rosa Luxemburg senza forzature movimentiste

Non c’è traccia, nella Luxemburg realmente esistita, della non violenza, né del pacifismo piccolo borghese, né delle critiche dozzinali al leninismo – le critiche sue erano molto più raffinate e sottili – che invece vengono citate strumentalmente e ripetutamente (ad es. dalla comp. R. Gagliardi sulla Rivista del Manifesto, Aprile 2004).

Dei tanti passi luxemburghiani che si potrebbero citare ne scegliamo alcuni che ci sembrano  particolarmente significativi, tratti da “La tragedia russa” (Spartacus, n° 11, Settembre 1918, consultabile in rete). Inseriamo alcuni nostri commenti al testo originale.

Di fatto la “pace” di Brest-Litovsk è un’illusione. Neppure per un momento c’è stata pace tra Russia e Germania. La guerra è continuata sin da Brest-Litovsk su fino ai giorni nostri, ma questa guerra è di un tipo particolare, combattuta solo da un lato: avanzo sistematico dei tedeschi e silenziosa ritirata bolscevica, passo dopo passo. Occupazione di Ucraina, Finlandia, Lituania, Estonia, Crimea, Caucaso, di sempre maggiori tratti della Russia meridionale – questo è il risultato dello “stato di pace” sin da Brest-Litovsk.

E ciò ha significato un numero di cose. In primo luogo, lo strangolamento della rivoluzione e la vittoria della contro-rivoluzione nelle roccaforti rivoluzionarie della Russia. Ciò è vero per la Finlandia, le province baltiche, l’Ucraina, il Caucaso, la regione del Mar Nero – cioè per tutta la Russia, per tutto il territorio della rivoluzione russa, poco importa cosa i vuoti parolai piccolo borghesi possano balbettare a proposito del “diritto delle nazioni all’auto-determinazione”.

Questa osservazione può essere perfettamente attualizzata al crollo dell’URSS e relativa “autodeterminazione” di Ucraina, Georgia etc etc. I nostri movimentisti più o meno rifondatori, più o meno marxisti rivoluzionari, sarebbero stati definiti da Rosa “vuoti parolai piccolo borghesi” balbettanti…

Più sotto (grassetto mio),

L’imbarazzante situazione in cui i bolscevichi si trovano oggi è però, insieme alla maggior parte dei loro errori, una conseguenza dell’insolubile problema di base posto loro dal proletariato internazionale e soprattutto tedesco. Attuare la dittatura del proletariato e una rivoluzione socialista in un singolo paese circondato da paesi imperialisti e reazionari, nella furia della più sanguinosa guerra mondiale della storia umana – questo è squadrare il cerchio. Qualsiasi partito socialista è destinato a fallire in questo compito e a perire – sia che faccia o meno dell’autorinuncia l’astro guida delle proprie politiche.

Come ben si capisce, Rosa Luxemburg si guarda bene dal rigettare la dittatura del proletariato, invece dice che se essa non trionfa pure in Occidente non può realizzarsi in Russia. Inoltre è per colpa dei tedeschi (e del loro partito) che i russi sbagliano, quindi eventuali dubbi sulla forma partito leninista sono dettagli rispetto alla situazione ben peggiore della Germania (questo mi pare sfugga un tantino nella vulgata corrente del nostro partito). In sostanza, fino a quando il partito socialdemocratico tedesco è opportunista ed in mano ai Kaustky ed ai Bernstein nessun partito bolscevico sovietico, neanche guidato dall’ottimo Lenin, potrà sopperire alla debolezza del partito e della rivoluzione in Germania. Quindi la critica è alla socialdemocrazia, non al leninismo (i cui rilievi critici che pure altrove Rosa sollevava erano del tutto secondari per il trionfo della rivoluzione). Infatti dopo aver criticato Kautsky e Bernstein dice:

[…] qualsiasi partito socialista che venisse al potere oggi in Russia, sarebbe costretto a perseguire una tattica errata, fintanto che, come parte dell’esercito proletario internazionale, è lasciato allo sbando dal corpo principale di questo esercito.

La colpa dei fallimenti bolscevichi nasce in ultima analisi dal proletariato internazionale, e soprattutto dalla persistente e senza precedenti bassezza della socialdemocrazia tedesca. Questo partito che in tempo di pace pretendeva di marciare alla testa del proletariato mondiale, che pretendeva di consigliare e guidare il mondo intero, che nel suo paese contava almeno dieci milioni di supporter di ambo i sessi – questo è il partito che ha inchiodato il socialismo alla croce per ventiquattro ore al giorno per quattro anni al soldo della classe dominante come i venali mercenari del Medio Evo.

Le notizie che giungono ora dalla Russia riguardo la situazione dei bolscevichi sono un appello a quelle vestigia di onore che ancora restano alle masse di operai e soldati tedeschi. Essi hanno freddamente lasciato che la rivoluzione russa venisse fatta a pezzi, circondata e affamata. Lasciateli intervenire adesso, anche all’ultimo minuto, per salvare la rivoluzione dal più terribile dei destini: dal suicidio morale, da un alleanza con l’imperialismo tedesco.

Esiste un’unica soluzione alla tragedia nella quale la Russia è attanagliata: un’insurrezione nelle retrovie dell’imperialismo tedesco, la sollevazione delle masse tedesche, che dia avvio alla rivoluzione internazionale per porre fine a questo genocidio. In questo fatidico momento, preservare l’onore della rivoluzione russa equivale a vendicare quello del proletariato tedesco e dei socialisti di tutto il mondo.

Mi sembra chiarissima questa conclusione: in questo scritto appare evidentemente che il punto fondamentale è costituito dagli errori della socialdemocrazia tedesca e dalla necessità di battere l’imperialismo tedesco in ogni modo, del tutto in subordine e secondarie le critiche che Rosa muoveva alla centralizzazione del partito bolscevico.

Rosa Luxemburg non si è mai sognata di rifiutare la dittatura del proletariato[1], meno ancora la presa del potere come invece paiono indicare gli attuali rifondatori del comunismo. Pertanto partire da Rosa Luxemburg per concludere che non si debba più conquistare il potere è semplicemente aldulterare e tradire il pensiero della grande rivoluzionaria tedesca, è meglio piuttosto dichiararsi non marxisti tout court (suggerimento: definitevi neoproudhoniani, radical-liberali e lasciate stare il marxismo).

Pablo Genova

[1] In fondo quest’ultima non la rifiutava nemmeno Kautsky, solo che la rimandava nel lontano futuro.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.