Si chiama Resistenza, Resistenza No Tav.

Si chiama Resistenza. E lo sa bene chi sta tentando in tutti i modi di criminalizzare un movimento che fa paura. A fare paura non sono i “teppistelli” dei centri sociali o gli anarcoinsurrezionalisti o i black bloc che si incappucciano e vanno in Val Susa perchè di meglio da fare non hanno. No. A fare davvero paura è questo movimento che sta lottando incessantemente e con fermezza contro la prosecuzione di un’opera che non è più soltanto inutile, ma rappresenta ormai il simbolo di una speculazione da parte del governo davanti alla quale non si è più disposti a rimanere fermi.

E la stagione di lotta che è appena iniziata ha un solo scopo: rimandare a casa chi sta occupando “abusivamente” un territorio militarizzandolo.

Cronisti, giornalisti, ministri e politici “corretti” si riempiono la bocca di termini quali democrazia, sicurezza, professionalità delle forze dell’ordine. Termini vuoti se pronunciati da chi ha a cuore solo l’interesse economico di pochi, di chi in fondo questa lotta non la vuol capire, di chi non ha interesse nel capire come vanno davvero le cose nella Valle di Susa.

Bisognerebbe intendere la democrazia come uno stato di polizia per giustificare la pioggia incessante di lacrimogeni CS e per giustificare quello che puntualmente accade quando ci si aggira nelle zone del cantiere dove si trovano le truppe di occupazione.

E’ più facile però conquistare il pubblico a casa raccontando di eroici tutori dell’ordine che, per difendere il territorio e la gente che lavora nei cantieri, sono “costretti” a dispensare gas lacrimogeno e tossico per allontanare i cattivi dal volto coperto da maschere che minacciano l’integrità del cantiere e le sue recinzioni.

Bisognerebbe però fare un giro in Val Susa almeno una volta prima di lasciarsi convincere con così tanta facilità e riuscire a capire che l’uso delle maschere antigas serve per proteggersi dal cianuro contenuto nei lacrimogeni lanciati ad altezza uomo. Che poliziotti e militari reclutati dall’Afghanistan forse non sono proprio degli agnellini, ma sono loro i primi a considerare la Valle come un teatro di guerra dove mettere in atto scene di repressione armati fino al collo. Che ci si protegge testa e corpo per non essere un facile bersaglio di chi da dentro il cantiere mira e colpisce non sempre perchè si sente attaccato. E la notte tra il 21 e il 22 luglio è stata la polizia ad attaccare per prima, lo mostra anche un video di You Reporter. Lo scopo era una delle solite passeggiate lungo le reti, mirata sicuramente a cercare di tagliarle, ma senza particolari velleità. Appena ci si è avvicinati sono cominciati gli attacchi delle forze dell’ordine con lacrimogeni e getti d’acqua con idranti.

Il movimento ha resistito, con dignità, aiutandosi contro centinaia di candelotti lanciati a razzo e per chi pensava di essere in vacanza pagata a Chiomonte evidentemente non è stata una bella serata.

Non lo è stata nemmeno per chi voleva riportare sotto silenzio la vicenda tav Torino Lione e per chi sta difendendo gli interessi mafiosi. Nonostante la retromarcia francese il nostro governo vuole continuare a lucrare e a devastare? Il movimento No Tav resisterà e non glielo permetterà.

Ancora una volta si è partiti e tornati insieme.

Manuela Cibellis

Giovani Comunisti – Pavia

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