“Stalinismo”

  1. Per lo più si tratta di puro pretesto, ossia, lo stalinismo è assunto come metafora del comunismo, l’anticomunismo diviene politically correct[1] quando travestito da antistalinismo. Invero, nell’ultima fase, non si esita più a riprendere tutta l’ideologia del totalitarismo e dell’antigiacobinismo/antimachiavellismo (cfr. Proudhon/Michelet/Sorel).
  2. Lo stalinismo non è uguale al bolscevismo, anzi ne ha rappresentato la “negazione termidoriana” (con eliminazione della gran maggioranza dei bolscevichi, inclusi coloro che ancor nel 1934 erano nella fazione staliniana).
  3. Tuttavia non si trattava di contro-rivoluzione, bensì di regresso o involuzione parziale, con effetti a volte disastrosi (Germania inizio anni ’30, ed ipercorrezione mediante il Fronte popolare, disastro in Spagna, processi di Mosca, poi di Praga e Budapest), ma anche con la conservazione e perfino estensione di alcune fondamentali conquiste dell’Ottobre.
  4. L’URSS quale Stato Operaio e contrappeso all’imperialismo: i vari strappi del movimento operaio occidentale altrettanti jalons della socialdemocratizzazione, che gli stalinofobi hanno sempre banalizzato o perché ritenevano (Lambert ecc.) che fosse meglio la socialdemocrazia, e/o perché continuavano a vedere la NKVD sotto il letto.
  5. La stalinofobia sempre reazionaria e almeno tendenzialmente anticomunista: così il “terzocampismo”, l’ “euro-comunismo”, ecc. (per questo, tra l’altro, la QI “pablista” era molto migliore delle sette componenti il “Comitato Internazionale” del 1953 ecc.)
  6. Il Prc, rifiutando il continuismo (e l’eredità della III Mozione, che lo stesso Cossutta ricusava), assume e perpetua (come già il manifesto) gli elementi involutivi-socialdemocratici del PCI, che ne determinarono la liquidazione; la terza via diviene una quarta via, di fatto neoproudhoniana.
  7. Quest’involuzione è parallela a quella di altri raggruppamenti “comunisti” (ex-eurocomunisti, “trozkisti” ecc.) in tutto il mondo, a seguito della contro-rivoluzione e restaurazione all’Est, accettata se non acclamata in nome dell’antistalinismo. La superficiale vernice anarchica non deve ingannare nessuno: durante la guerra anti-RFJ si è visto che gli antistalinisti (pur senza lo “stalinismo” o con suoi surrogati) non esitano a sostenere, almeno a parole, i peggiori reazionari e i loro sponsors imperialisti (UCK ecc.).
  8. L‘uscita a sinistra dallo stalinismo (Maitan) se fosse vera porterebbe ad un rinnovamento di estremismo più o meno infantile (così è tutt’al più per il MRQI/Progetto comunista, che però non contano nulla).
  9. Incapacità dialettica. Al posto delle contraddizioni (dialettica) si pongono antinomie proudhoniane. Allora, o a) si capisce che lo stalinismo è una superfetazione involutiva del bolscevismo, e perciò si ripudia il bolscevismo, o b) si registra l’opposizione tra bolscevismo e stalinismo, e si postula che lo stalinismo sia estraneo al movimento operaio, alla rivoluzione d’Ottobre, venga dallo spazio profondo su un’astronave aliena, ecc. (lambertismo). Il PRC (magg. della magg.), il SUQI, ecc. ora adottano l’approccio combinato, ma non certo dialetticamente: nel leninismo vi sarebbe la larva dell’Alien, per cui via il bolscevismo, ecc. (i lambertisti hanno invece una concezione dello stalinismo come una specie di Anticristo). Per i primi, vi è l’eterogenesi dei fini, per i secondi, una specie di infestazione/possessione demoniaca, ecc. Tutto parte con l’antinomia anarco-menscevica: invece del regno della libertà ecc, il “gulag” (donde agevoli accostamenti ad Auschwitz??). Anche nel bakuninismo, si andava dalla concezione della burocrazia come destino di ogni organizzazione a quella dell’autoritarismo imposto da intelllettuali ebrei, e così via.
  10. Trozki con tutto ciò c’entra poco o niente. E non c’entra niente la “dialettica delle conquiste parziali”, chè tale solo degli idioti possono definire rivoluzione d’Ottobre ed URSS (!?). Lo stalinismo, per lui, era una piegatura inattivante, una distorsione del bolscevismo; in accordo con l’analisi di Ch. Rakowsky secondo cui la burocrazia è una distorsione dell’avanguardia rivoluzionaria, ma anche uno strumento (infedele ed impreciso) del potere proletario, almeno fino ad un certo punto. Assomiglia molto più al cancro, che è un’aberrazione della crescita cellulare, che non alla sifilide (invasione da parte di agenti patogeni eterologhi, ecc.: le metafore di Trozki hanno scarsa pertinenza patobiologica. Non a caso i nostri sono fanatici fautori della chirurgia preventiva ma per lo più ritengono di cavarsela con encantations e voodoo dolls).
  11. Certo, il Termidoro sovietico, poi Direttorio e bonapartismo, ma pur sempre contrasto con l’Ancien Régime, il Congresso di Vienna, la Vandea ecc. Il Code Napoléon, dice Marx, era una sinossi pratica della Grande Rivoluzione, malgrado tutto. Altro che ripiegamenti sulle “insorgenze” in Italia duecento anni fa, o in Cecenia oggi!
  12. Il rifiuto del campismo si collega al mito di un “movimento” o di una “rivoluzione” che si erge contro il bio-impero. Nel caso dei settari, sui tratta di una clonazione di se stessi; per gli altri (movimentisti) di un magma in cui essi intendono fondersi indistintamente.
  13. In entrambi i casi, manca ogni analisi dei rapporti reali: si tratta di esangui astrazioni, per cui gli Agnoletti o le Laguiller diverrebbero i poli di riaggregazione della “società”, non si capisce perché: in ogni caso, le masse o la classe sono concepite atemporalmente, metastoricamente, surrogabili da simbolismi autoproclamatori/propagandisti (che ci sia poi la classe in carne ed ossa, funzionalmente, è un dettaglio superfluo).
  14. Da un lato, si teorizza il movimento acefalo, dall’altro una direzione autoproclamata senza base (al massimo con escamotages elettorali, v. LO in Francia). Fausto Bertinotti ha cercato una penosa sintesi, in parte copiata dalla LCR francese (il partito utile al movimento, senza alcuna ambizione egemonica). In realtà, giustappone movimentismo e propagandismo, non senza nostalgie di “sinistra socialista” anti-Pci anni 70 (filtrate attraverso il PSU francese).

Fernando Visentin

[1] Qualcuno teorizzò a suo tempo un “anticomunismo nobile” in riferimento ai vari Solgenizin, ecc.

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