Sulla Giornata della Memoria

A pochi anni dall’istituzione della Giornata della Memoria alcune riflessioni sono d’obbligo. In primo luogo dobbiamo preoccuparci della ormai diffusa banalizzazione en feuilleton del nazifascismo, e non solo nella versione di destra. Rimuovendo la necessaria contestualizzazione storica, la genesi e la basi sociali che sottendono il fenomeno si elude che i nazifascisti sono stati impiegati dalle classi dominanti (industriali ed agrarie) come “bravi” e “gangsters” contro il movimento operaio. La stessa borghesia non può fingere di non saperne nulla, anzi di lasciar intendere di essere stata soppiantata dai “gangsters” installatisi negli uffici direzionali, coi piedi sulle scrivanie, a fumare gli Avana ed a bere lo champagne della precedente gestione. In questa lotta contro l’emancipazione delle masse lavoratrici, la grande borghesia industriale e finanziaria ha mobilitato le scorie della società borghese: la piccola borghesia rovinata, il sottoproletariato malavitoso, lo “schiavismo” agrario. Con l’apporto di una composita ed eterogenea ideologia “antimoderna”, di rifiuto della stessa rivoluzione francese e della democrazia borghese, ideologia di cui la furia antisemita era da molto tempo il marchio specifico, col favore del millenario “antigiudaismo” cristiano.
La Shoah è stata, quindi, la “ricapitolazione” della reazione associata alla sedicente “civiltà cristiana occidentale” e non il parto abnorme e mostruoso di alcuni folli criminali, di cui resterebbe inspiegabile la “resistibile ascesa” alla direzione di una delle massime potenze come la Germania.
Il regime nazista non differiva nella sua sostanza basilare e sociopolitica dal fascismo, che anzi imitava e ciò a scorno del revisionismo storico (anche non “negazionista” della Shoah) che, p.es. con R.De Felice, ha cercato di distinguere il fascismo come “autoritario” dai totalitarismi nazista e comunista (messi sullo stesso piano).
Non a caso il fascismo italiano ha condiviso sino in fondo i peggiori delitti hitleriani, dalla legislazione razziale (1938), alla complicità nello sterminio del 20% dei pochi ebrei italiani (8.000 assassinati, bambini compresi).
L’attuale governo della destra, in cui non mancano fascisti e reduci di Salò, ovviamente rivendicando il più intransigente anticomunismo, tende a rimuovere la realtà storica e la sua memoria. Ed in particolare che l’anticomunismo e l’antisemitismo (“il complotto giudaico bolscevico”) sono stati la motivazione ideologica e pratica del sostegno al nazifascismo e ai suoi massacri (si pensi alla Guerra di Spagna ed alle repressioni in Jugoslavia, ove del resto il fascismo italiano rivaleggiò con quello tedesco). Anche la mancata punizione di molti responsabili diretti ed indiretti della Shoah fu certamente effetto della “guerra fredda” che riutilizzò in vari modi i superstiti fascisti in funzione anticomunista ed antioperaia.
Da ciò deriva l’esigenza di una attualizzazione dell’antifascismo: la forma più insidiosa di revisionismo storico è infatti quella che vede il fascismo come un fenomeno circoscritto alla prima metà del XX sec., frutto degli “opposti totalitarismi”, estraneo alla beatificata “democrazia liberale” e sradicato dal “crollo del comunismo” del 1989/91. In realtà l’attuale capitalismo imperialista “globalizzato”, così come continua ad innescare guerre sanguinose per il dominio geopolitico e di controllo totale delle risorse energetiche, si trova meglio disposto ad evocare e sostenere regimi e politiche reazionarie capaci di riprodurre, almeno in parte, i crimini del nazifascismo storico: basti pensare agli anni ’70 in America Latina ed alla Grecia in Europa. I movimenti e raggruppamenti neofascisti e neonazisti sono stati, fin dal secondo dopoguerra fiancheggiatori della Cia e della Nato,e coinvolti nello stragismo terrorista con la copertura anche di forze politiche a connotazione “moderata”.
La stessa reazione islamica, di cui l’antisemitismo è componente essenziale, è stata finanziata, armata e utilizzata contro movimenti solamente democratici, come negli anni ’80 in Afghanistan, dal dipartimento di Stato Usa, che se ne è servito pure in Jugoslavia (Bosnia e Kosovo) e più recentemente in Cecenia al fine di “destabilizzare” le “sacche di resistenza” alla propria egemonia… salvo poi “rivalersi” sulle incolpevoli popolazioni civili come attualmente in Afghanistan ed in Iraq.
Bisogna, dunque, impedire che il “giorno della memoria ” divenga a contrario occasione di rimozione, di ipocrita “commemorazione” del martirio del popolo ebraico, che contrariamente alle leggende diffuse seppe e volle resistere eroicamente, come nel ’43 nel ghetto di Varsavia, sotto la direzione delle organizzazioni del movimento operaio ebraico, sionista e non.

Marco Sannella
Rifondazione Comunista Pavia

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