Un successo il presidio antifascista ed antiberlusconiano a Pavia

Oggi (16 marzo 2004) si è svolto senza alcun incidente il presidio antifascista e antiberlusconiano convocato in occasione della visita di Berlusconi a Pavia e della contemporanea apertura dell’udienza preliminare del processo contro 11 neonazisti per i fatti del 28 marzo 2003.
Noi Giovani Comunisti, con Rifondazione Comunista e i compagni del Barattolo, ne siamo stati i più entusiasti promotori.
Alla presenza di 100 compagni (visto giorno feriale e orario mattutino, quasi tutti studenti) e quasi altrettanti poliziotti, esponenti dei Giovani Comunisti e di Rifondazione Comunista, dei CoRSARi, del Coordinamento per il Diritto allo Studio (UdU), si sono alternati in un comizio continuo contro il governo guerrafondaio e autoritario e contro i suoi servi scemi neofascisti.
I fascisti non hanno organizzato nessun tipo di contropresidio, si sono presentati in piazza solo per entrare nell’aula del tribunale, ridicolmente acconciati da parata nazista. Degli 11 imputati, 3 hanno abbandonato i gruppi Forza Nuova + Veneto Fronte Skinheads e non si sono nemmeno presentati all’udienza preliminare. I presenti erano Luca Battista (24 anni, Vigevano) responsabile provinciale di Forza Nuova, Marco Rossella (29 anni, Pavia) capobranco del Veneto Fronte Skinheads Pavia, Mauro Santagostino (22 anni, Zerbolò), Paolo Zivoli (22 anni, S. Martino Siccomario), Luigi Scuro (21 anni, Garlasco), Luca Oriani (32 anni, Pavia), Omar Tonani (31 anni, Torrazza Coste) e Gabriele Gandini (23 anni, Garlasco – quest’ultimo molto defilato dal resto del gruppo e vestito normalmente).
I difensori dei neofascisti (tra cui il noto dirigente di Forza Nuova Roberto Bussinello, l’avv. Bruni con spilletta della Folgore al bavero e l’avv. Trivi del Foro di Pavia) hanno chiesto di patteggiare per una parte dei reati commessi, quelli relativi alle violenze e alle minacce alle forze dell’ordine e alle esplosioni pericolose. La richiesta formulata da Bussinello per alcuni suoi assistiti è stata di un anno con la condizionale. Per quanto riguarda invece l’assalto all’autovettura su cui viaggiavano due giovani comunisti, i difensori di Rossella, Oriani, Santagostino, D’Amore e Battista non hanno chiesto il patteggiamento. D’Amore ha tuttavia dichiarato di essersi pentito e dissociato dal gruppo neonazista, dunque dietro pagamento di un risarcimento danni ha ottenuto la remissione della querela sporta dalla compagna Hueller nei suoi confronti. La richiesta di sospensione delle misure cautelari a cui alcuni naziskin sono sottoposti è stata giustamente respinta.
Le decisioni sui patteggiamenti saranno prese il 12 maggio. Intanto sulla stampa locale, che ha dato molto spazio alla vicenda in generale e in particolare all’organizzazione pavese dei Giovani Comunisti, viene riconosciuta ancora una volta l’innocenza del coordinatore dei Giovani Comunisti: “Secondo la versione fornita successivamente dai portavoce del Veneto Fronte Skinheads, il conducente tentò di investire i naziskin. Circostanza che, in ogni caso, non pare trovare riscontro nei verbali di polizia”. Questo è in totale accordo con quanto scrivevamo il 12 maggio 2003.
Da parte nostra, visto anche il clima di pesanti intimidazioni da parte dei neonazisti con cui si è arrivati al processo, non faremo calare il silenzio su queste vicende. I diritti democratici, compreso il diritto a vedere processati e giustamente puniti i responsabili delle violenze squadriste, sono diritti che si conquistano e si difendono con la lotta e con la partecipazione democratica. La mancata partecipazione al presidio di Sinistra Giovanile, DS e CGIL ci preoccupa e ci amareggia, perché denota un’incomprensione profonda dell’importanza di difendere nella pratica e nei fatti i diritti che la lotta di Resistenza ha conquistato – diritti che non sono dati una volta per sempre solo perché scritti su un foglio di carta, ma che devono essere ribaditi e riconquistati giorno dopo giorno, come la storia italiana bene ci insegna.
Un fatto inquietante, che dovrebbe far riflettere i riformisti più sfegatatamente fiduciosi nella neutralità dello Stato: i due agenti (di polizia, non della DIGOS) che erano stati malmenati dai fascisti il 28 marzo 2003 e che erano presenti in aula come parte lesa hanno preferito sedersi in mezzo ai loro aggressori neofascisti e conversare scherzosamente con loro per tutta la durata dell’udienza.
Nessuna impunità per i cani da guardia di Berlusconi!

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