Una bella giornata!

Oggi è una bella giornata per l’America Latina! Hugo Chávez è stato riconfermato presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela e ha annunciato l’accelerazione della trasformazione della società verso il socialismo. E poi, Augusto Pinochet ha ricevuto l’estrema unzione… meglio di così non poteva andare!

“Ora bisogna costruire il socialismo”
Vittoria schiacciante di Hugo Chá
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Dopo la vittoria di Correa in Ecuador, di Lula in Brasile e di Ortega in Nicaragua, ieri è arrivato il risultato più atteso, e più temuto, dall’imperialismo nordamericano.
Hugo Chávez è stato rieletto presidente del Venezuela. La vittoria è stata schiacciante: oltre il 61 % dei voti, mentre Rosales, il candidato dell’opposizione, si ferma al 38%. Uno scarto di tre milioni di voti che non ammette contestazioni. Ogni ipotetico piano golpista è svanito come neve al sole.
L’opposizione aveva cercato in queste ultime settimane di rialzare la testa ed una settimana fa aveva portato in piazza diverse centinaia di migliaia di persone. Ma lo schieramento rivoluzionario aveva subito risposto il giorno dopo, quando almeno 2 milioni di persone, un vero e proprio tsunami rosso aveva invaso Caracas in sostegno del presidente Chávez.
Ancora una volta un momento decisivo della rivoluzione bolivariana è stato deciso dalla partecipazione attiva delle masse. I lavoratori ed i giovani del Venezuela hanno soccorso Chávez dagli attacchi dell’oligarchia e dell’imperialismo in più occasioni: durante il colpo di stato del 2002, durante la serrata padronale avvenuta pochi mesi dopo, votando no al referendum revocatorio del 2004.
Ma questa volta la mobilitazione di massa può e deve servire non solo a difendere la rivoluzione, ma a farla avanzare.
Anche i mass media italiani ammettono oggi che le condizioni di vita della popolazione venezuelana sono migliorate nettamente negli ultimi anni. Enormi passi in avanti sono stati fatti nella sanità e nell’istruzione ed oggi il Venezuela è un paese libero dall’analfabetismo, secondo l’Unesco. Ciò è stato possibile perché le enormi risorse naturali del paese sono state messe a disposizione di tutti. I profitti del petrolio venezuelano sono oggi spesi nei servizi sociali e non finiscono nelle tasche di qualche oligarca.
Proprio questo non può essere tollerato da Washington: che un popolo, ed il suo presidente, abbiano deciso di decidere del proprio destino e di non piegarsi ai dettami delle multinazionali.
La vittoria di Hugo Chávez è ancora più importante perché il suo programma non è affatto un programma moderato ma anzi la sua campagna è stata all’insegna del socialismo e della lotta all’imperialismo. Alla faccia di chi, in Europa, a fferma che un programma troppo radicale fa spaventare la maggioranza degli elettori.
Durante il suo primo discorso appena avvertito del trionfo elettorale davanti ad una folla enorme, Chávez ha ribadito che “il 3 dicembre non era un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Oggi comincia una nuova epoca, dove idea-forza centrale è l’approfondimento e l’espansione della rivoluzione socialista. Più del 60% della popolazione non ha votato per Chávez ma bensì per un progetto che ha un nome preciso: il socialismo venezuelano”.
Chávez ha insistito su quella che deve essere “uno degli aspetti centrali di questa nuova fase. La lotta contro la controrivoluzione burocratica e la corruzione”.
Tuttavia non ha delineato i passi concreti per condurre questa battaglia. Il Comitato internazionale Giù le mani dal Venezuela sostiene le posizioni di quelle forze all’interno del movimento bolivariano che ritengono che per difendere la rivoluzione bisogna portarla a termine, nazionalizzando le principali industrie, le aziende multinazionali, le banche ed il sistema finanziario. Bisogna perciò mettere in pratica l’appello di Chávez rivolto ai lavoratori di occupare le fabbriche in crisi o che licenziano. Per combattere la burocrazia è necessario generalizzare le esperienze di controllo e gestione operaia già esistenti nel paese e di cui il Fronte rivoluzionario delle Fabbriche occupate (Freteco) è portavoce. Questo è concretamente ciò che significa socialismo per noi.
Il Venezuela ha dimostrato in questi anni cosa significa lottare contro l’imperialismo e costruire una società più giusta. Può e deve continuare ad essere l’avanguardia del processo rivoluzionario nel continente latinoamericano. Oggi una vento nuovo soffia in tutta l’America Latina: l’imperialismo è in ritirata. Dal Venezuela all’Ecuador, dalla Bolivia al Messico una nuova società, una società socialista è possibile.
Questa vittoria ha un grande significato anche per il dibattito in Italia. Il comitato Giù le mani dal Venezuela vuole essere in prima linea nell’appoggio alla rivoluzione bolivariana, ma anche aprire porte e finestre delle sedi dei partiti dei lavoratori e dei sindacati e fare entrare il vento delle lotte delle masse latinoamericane. Il futuro della sinistra in Italia ne trarrebbe sicuramente grande giovamento.

Comitato Giù le Mani dal Venezuela

6 Responses to “Una bella giornata!”

  1. Ogni tanto qualche buona notizia……

  2. viva la rivoluzione Venezuelana!

  3. Sta a vedere che l’infame è riuscito ad essere una persona falsa e piccola e disgustosa anche in questo caso…

    SANTIAGO DEL CILE – I legali impegnati nei processi contro Augusto Pinochet sollevano piu’ di un dubbio sulla reale gravita’ dell’infarto che ha colpito l’ex dittatore, oggi 91enne. I medici dell’Ospedale Militare di Santiago del Cile hanno dichiarato l’ex generale ormai fuori pericolo e l’avvocato Hugo Gutierrez esprime le sue perplessita’: “Se una persona di 91 anni e cagionevole di salute avesse sofferto di un infarto del miocardio e di un edema polmonare sarebbe morta”, ha detto. Solo ieri, quando le condizioni di Pinochet erano date per gravi, la Corte di Appello di Santiago aveva concesso all’ex dittatore la sospensione degli arresti domiciliari. (Agr)

  4. AVANTI CHAVEZ!!!!!!
    AndreA

  5. Per fortuna mi sbagliavo: il porco è morto davvero! Vodka e spumante!!

  6. La storia questa sera ci da soddisfazione ed ha tirato forte lo sciaquone!
    Uno di meno.

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