USA via dall’Iraq! Lo chiede il popolo iracheno, lo chiedono i soldati americani

Vittime USA in Iraq marzo-luglio 2003

Questo grafico mostra il bilancio ufficiale dei morti americani nella campagna irachena.
Il generale John Abizaid, nuovo capo delle truppe USA in Iraq che ha sostituito Tommy Franks, lo ha detto chiaro e tondo: l’occupazione americana dell’Iraq sta affrontando una “guerrilla war”, una guerra partigiana. Per questa ragione gli imperialisti statunitensi stanno ritardando continuamente i rientri dei loro soldati rispetto ai piani ottimistici stesi qualche mese fa. E la rabbia monta all’interno dell’esercito d’occupazione.
Nella zona attorno a Baghdad, a partire da Fallujah, gli attacchi contro gli occupanti sono ormai quotidiani e assumono sempre più il carattere di un movimento di massa di liberazione nazionale. È stato annunciato che, viste le difficoltà che la missione sta incontrando, il tempo di rotazione delle truppe non potrà essere inferiore ad un anno. Più di 9mila soldati della terza fanteria USA, che avrebbero dovuto essere già di ritorno, resteranno bloccati nell’inferno iracheno almeno fino all’autunno: l’India si è rifiutata di sostituirli con 17mila suoi soldati. Sui media nordamericani, insiema alla parola “guerrilla”, ne ritorna un’altra: “Vietnam”.
E come all’epoca del Vietnam, il malcontento cresce fra i soldati assegnati alla missione irachena. L’inviato Francesco Malgaroli di Repubblica raccoglie dichiarazioni di questo genere: “Anch’io ho la mia lista dei ricercati e i quattro assi sono Paul Bremer, Donald Rumsfeld, George Bush e Paul Wolfowitz” (un sergente); “Questo è il nostro inferno” (soldato semplice Matthew Davis); “Se il segretario alla Difesa fosse qui gli direi che si deve dimettere” (soldato semplice Clinton Deitz). Come all’epoca del Vietnam, cominciano a manifestarsi frequenti segni di insubordinazione: il sergente Felipe Vega si lamenta perché i sottoposti “ti si rivoltano contro, ti danno calci in pancia e ti prendono a schiaffi”.
Non crediamo di poter essere accusati di “fanatismo antiamericano” se stiamo coi soldati USA che vogliono tornare a casa, contro i generali e i petrolieri che li vogliono tenere lì a difendere armi in pugno i propri interessi. Diamo d’altronde tutta la nostra solidarietà al popolo iracheno, occupato, oppresso e sfruttato, che ha il coraggio di resistere – anche con azioni di guerriglia partigiana – alla prepotenza imperialista; l’approfondirsi inevitabile delle contraddizioni dell’occupazione ci vedrà pronti a portare anche nella mobilitazione di piazza e nella lotta contro questo governo guerrafondaio la manifestazione concreta di questa solidarietà.

FUORI GLI IMPERIALISTI DAL MEDIO ORIENTE!
TRUPPE D’OCCUPAZIONE TUTTE A CASA, INCLUSI I CARABINIERI ITALIANI!
SOSTEGNO AL POPOLO IRACHENO CHE RESISTE!

PS: Date un’occhiata a questo forum per avere un’idea del tipo di opinioni che girano tra i cittadini americani (soprattutto tra le mogli dei soldati)…

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